LE IDEE ITALIANE MIGLIORI DI QUESTO 2022

Muoversi è la cosa più importante al mondo. Muoversi, seguendo determinate idee e visioni, anche quando la marea alta e la corrente va dalla parte opposta diventa una questione di vita o di morte. In Italia, etichette, collettivi, idee, spazi ci sono e vanno tutelati, conservati e aiutati in ogni modo; noi quest’anno abbiamo conosciute queste visioni e nel nostro piccolo cerchiamo di aiutarle, perchè non si è mai troppo soli nonostante tutto. Sicuramente tante altre realtà respirano e si muovono, noi dobbiamo solo conoscerle e viverle, nel frattempo volevamo giustamente proporvi queste e perchè no, andate a cercarle nelle vostre città, vivetele se siete di passaggio o semplicemente confrontatevi con le loro idee nell’epoca digitale. Non costa niente viversi una nuova esperienza, alla fine non è detto che vi dispiaccia.

LE CANZONI ITALIANE MIGLIORI DI QUESTO 2022

Pensate solamente quanto può essere difficile, visto che ogni settimana pubblichiamo una marea di canzoni che ci piacciono, selezionarne 100. Che poi sembra un numero esagerato, ma considerando quanti contenuti pubblichiamo ogni giorno con nuovi progetti è veramente difficile. Quindi lo sappiamo già, abbiamo dimenticato qualcuno; siamo sicuri al 100% e probabilmente non sarete a favore di certi brani, però non importa, noi proviamo a recuperare sempre, mica è una lista definitiva. SUGGERITECI COSE, INVIATECI BRANI che vi fanno proprio pensare “ei ma questa perchè no?” che tanto da qui a Natale ci saranno una marea di sorprese che non potete immaginare. Però siamo qui, abbiamo raccolto tutto in una playlist, avete lo shuffle obbligatorio, ma se non avete voglia di perdere tempo ascoltando tutto, facciamo anche le grafiche così potete dirlo a qualche amico e più siamo sotto a dibattere meglio è, dicono infatti sia il sale della democrazia (che bella frase fatta, come ci piacciono le frasi fatte 🙂 

I DISCHI ITALIANI MIGLIORI DI QUESTO 2022

Non è una lista, non è una classifica, non è il presupposto di conoscere tutto, non è lo spirito edonistico del nostro cervello, non è legge, non è corretto, non significa assolutamente nulla, non è infallibile, non è definitiva però non è tremenda e nemmeno così male. Tirare le somme di questo 2023 per quello che abbiamo ascoltato e scoperto può sembrare un lavoro troppo difficile per noi; ricordarsi tutto, rendere onore a quelle realtà che hanno prodotto contenuti niente male e molto altro, non è scontato da fare ma ci vogliamo provare. Abbiamo selezionato 42 dischi (un numero strano vero) ma sono quelli che banalmente ci siamo salvati in questi mesi e per cui abbiamo proprio pensato: oh, alla fine dell’anno, faremo uno splendido contenuto così. E alla fine ce l’abbiamo fatta per davvero. Adesso però quello che vi chiediamo è inserire le cuffie, aprire una birretta, leggere queste cazzate che abbiamo scritto e spingere play. Siamo sicuri che di qualcosa vi innamorerete perdutamente, mentre qualcuno ci vorrà far notare la mancanza di altro, ma noi chissà recupereremo, anche perchè manca troppo alla fine del 2022 e devono ancora uscire dei dischi che ci fanno cacare è vero, ma stai a vedere che qualche sorpresa ci stupirà. Quindi nulla è perduto, noi lanciamo questa wave, voi fateci sapere.

La provincia di Verona e i suo ristoranti

Mancano dieci minuti, tranquilli. Però sono ancora sul letto e ho dormito poco, come al solito. Dieci minuti per essere dall’altra parte della città, dieci minuti per poi pentirsi di questi dieci minuti perchè se ti fossi alzato prima dal letto saresti arrivato puntuale. Ma no va bene così. Ancora dieci minuti. Lo dicevi alle scuole quando arrivavi in ritardo, lo dici adesso quando hai una riunione importantissima e non puoi usare nessuna applicazione digitale perchè il telefono è scarico. Però non ti fai molti problemi. Ti alzi a quaranta secondi dalla riunione prefissata, fai colazione, vai in bagno e accendi la doccia. Ora sei ufficialmente in ritardo, ma tanto in ritardo sarà anche il collega x o il collega y. Con onesti quindici minuti di ritardo base, scendi le scale, annuncia che c’è traffico e sei a posto, tanto alla riunione devi stare zitto, prendere appunti su un quaderno pieno di scritte che non riguardano il lavoro e quindi va bene così. Con onestissimi trentacinque minuti di ritardo arriva in azienda. Saluti la segreteria, la vigilanza, l’amico che fa qualche lavoretto in nero e un paio di colleghi che vivono in pausa caffè. Arriva al tuo piano, cammini testa bassa ma veloce (così sembra che tu ci tenga particolarmente) e apri la porta. Nella sala riunioni si parla di argomenti vari: cosa hai fatto durante il weekend / il ristorante che ti è piaciuto nella provincia di Verona / dove hai comprato quel vestito / quanto è bello il nuovo programma del presentatore x o y. Insomma, ritardo ok, nessuno parla di niente. Ti siedi, nessuno si accorge di nulla “buongiorno, salve, ciao a tutti” generico e via. Passano altri 20 minuti, arrivano altri ritardatari che specificano “c’è traffico” e dopo circa settanta minuti si inizia. Partono delle slide, qualche commento brillante, altri noiosi, risate, computer che si blocca, powerpoint che non si caricano e “pausetta?” quindi tutti fuori sigaretta, niente da dirsi e poi di nuovo dentro. Chiacchiere sul tema, io non segno nulla, dibattito sul tema totalmente inutile, io non segno nulla, discorsi motivazionali, per fortuna io non segno nulla, “pausetta?”, risposta celere “no dai aspettiamo la pausa pranzo”. E ancora video, powerpoint, chiacchiere, ristoranti in provincia di Verona, piani strategici e nulla di fatto. Ah, se non fosse chiaro, io non ho segnato nulla, ho fame e anche sonno perché come al solito ho dormito meno di quello che avrei dovuto. Si va in pausa pranzo, saluti a tutti con generico “grazie a tutti, buon pranzo” e via. Scappare. Scappare da pranzi portati da casa in ambienti umidi con forno a microonde che esplode di unto e sapori di vario genere. Scappare da tavoli in legni con il segno di unto e forchette di plastica. Scappare da conversazioni su quali ristoranti meritano nella provincia di Verona e analisi sul programma televisivo del presentatore più mediocre della storia della televisione Italiana. Io passo. Vado.

Mi piace mangiare in due posti qui a pochi passi dal centro; il primo è un ragazzo che non ha nemmeno 30 anni e ha ereditato questo chiosco dove fa dei panini meravigliosi. Sono grassi però con meno di 10 euro hai pure contorno e bicchiere di vino che a me non dispiace. Solo che mangi nelle sedie di plastiche e di fianco c’è un parco dove la notte succedono una marea di cose e i residenti si lamentano, vabbè le solite cose per tutelare i bambini insomma. L’altro posto invece è la mensa aziendale però non di nostra proprietà. Ho fatto amicizia con la sicurezza nel corso del tempo ed entro senza problemi. Menù fisso, cibo livello piuttosto mediocre però insalata corposa con una birra abbastanza economica. Poi mangi all’aperto o comunque in spazi ok. Oggi sono andato qui. Finisco il pranzo e ritorno in ufficio. Ho una scrivania disordinata dove al mio fianco c’è una stampante. Il mio lavoro consiste nel prendere appunti, fare dei riassunti e quando qualcuno ha bisogno stampare dei piani strategici aziendali che non leggerà nessuno. Mando qualche mail, sono in copia ad altri. Tutto scorre abbastanza tranquillo. Ogni giorno è uguale: mattinata di riunioni come sopra quindi inutili solo perchè capire quali cazzo di ristoranti non sono male nella provincia di Verona e il pomeriggio completa inutilità. O meglio, per molti è come operare a cuore aperto e girano, corrono, urlano, si indignano. Molti ci tengono lo vedo nei loro occhi. Sono attaccati a tutto questo con le unghie e con i denti. Lo stipendio è ok, ma non stiamo facendo i soldi. Lo stipendio è ok, ma non stiamo contribuendo alla rivoluzione. Qualcuno si è comprato il Porsche in leasing spacciandosi per milionario. Qualcuno si è comprato un ristorante fallimentare spacciandosi per imprenditore. Qualcuno ha la ragazza molto giovane spacciandosi per giovane. Ma in realtà facciamo consulenza finanziaria e durante le riunioni parliamo dei ristoranti in provincia di Verona.

Sono finito qui perchè mi piaceva l’idea di avere uno stipendio fisso al mese e non pensare troppo a quanto facessero cacare le mie passioni e soprattutto quanto la mia vita privata, fosse solamente un vezzo da giovane che non ha vissuto gli anni 70. Quindi ho detto ok, faccio questo e non penso. E quindi ho scelto delle giornate abbastanza simili tra loro, che trovano una profonda gioia nella pausa pranzo e nella notte prima di dormire con qualche vino di alta qualità che posso permettermi perchè “ei, lavoro in finanza ho qualche soldo”. Pago l’affitto in tempo, non cerco casa da acquistare, mamma e papà tutto ok, fidanzate nemmeno l’ombra, amici per me ancora troppo debosciati e divertimento pari allo zero se non altro perchè odio Verona e la sua provincia quindi, tutti sti cazzo di ristoranti che ho segnato non me ne faccio assolutamente nulla. I pub mi fanno orrore perchè puzzano del microonde che abbiamo in ufficia e le birre artigianali mi portano al cesso dopo venti minuti; le discoteche dove bisogna andare vestiti bene le odio perchè tanto non mi fanno entrare. I ristoranti? Quelli ok ma con chi ci vado? I miei amici sono ancora nella fase Erasmus e quindi devono bere i cocktail a 3.50€ con il gin del discount e le ragazze appena mi vedono preferiscono i miei superiori perchè hanno una macchina in leasing che non possono permettersi. Insomma, vivo un po’ nel limbo di compiere 30 anni (che non sono tanti, ma nemmeno pochi) aver studiato quello che c’è da studiare, aver ammazzato ogni tipologia di sogno della mia vita o ambizione e avere freddo, ma così tanto freddo che tanto chi vuoi che mi possa cacare per cambiare le cose in questo mondo dove si parla dei ristoranti in provincia di Verona. Che poi parliamoci chiaro, non ho niente contro Verona e la sua provincia, ma qui vanno tutti lì nel weekend, io ci sono stato allo stadio durante i fine settimana al liceo, nel senso che guardavo dello sport e poi mangiavo quello che c’era. Però ok. Contento che piaccia. Lo stadio non mi è mai piaciuto però ok. Le mie giornate sono così. Si ripetono e fluidificano verso lo scorrere del tempo. Ogni giorno è più snello. Arrivi, ascolti, mail, fotocopia, leggi e aspetti che sia finita. E così via. Qualche passatempo, due battute coi colleghi che non puoi vedere nemmeno per sbaglio e basta. Fine. Poi arriva il momento delle feste aziendali, due volte l’anno. Solo due per fortuna.

Cene aziendali. Vestiti bene, pulisciti perbene, renditi presentabile. Stasera c’è la festa di fine lavori quindi hai il dovere morale di divertirti. Nel corso degli anni durante le feste aziendali ho passato una montagna di tempo a socializzare con il personale della location piuttosto che affrontare tematiche lavorative o extralavorative con colleghi e collaboratori. La fortuna delle feste aziendali è che c’è open bar. La sfortuna delle feste aziendali è che si mangia molto male perchè bevi troppo, fumi di più e alla fine ti ritrovi a bere del cibo, mangiare delle sigarette e fumare dell’alcool.  Arrivati alle cene aziendali o feste o chiamatele come vi pare, le prime persone che trovi sono anche quelle che non vorresti vedere mai più nella vita, quelle con cui non ha niente da dire sul lavoro figurati fuori dal lavoro. E niente. Arrivi e ci sono loro, quindi tenti un discorso anche se loro vogliono nascondersi perchè alla fine queste considerazioni sono reciproche.

Oh meno male che c’è Emilio penso, perchè Emilio lavora con me ed è almeno una persona gradevole. Non proprio l’amico che vorrei tutti i giorni della mia vita però almeno ci si può parlare di cazzate. Emilio però in queste serate è programmato per fare sesso. Nel senso che attende questo giorno per tutto l’arco di un anno, quindi tendenzialmente non parte subito in quarta bevendo alcolici e cerca di fare fondo con il cibo. D’altronde i veri professionisti iniziano subito mangiando come degli avvoltoi per tenersi lucidi nei momenti decisivi. Mangia Emilio, mangia con quei 3/4 soggetti che sul lavoro ma soprattutto anche fuori, non vorresti nemmeno incrociare per strada. Soggetti che hanno personalità fino a quando c’è da vestirsi sul lavoro e mettersi del dopobarba, però poi durante le riunioni non commentano. Fuori dalle riunioni non parlano. Al ristorante fanno battute che semplicemente no, non fanno ridere. Emilio è con la squadra di calcio di avvoltoi. Molti di loro hanno famiglie e fidanzate però oggi essendo una roba aziendale, non c’è nessun invitato extra quindi possono sognare di fare il “colpaccio” come dicono loro.

Io invece inizio a bere subito a stomaco vuoto, perchè così passa prima, perchè almeno riesco a socializzare, perchè tutto sommato fare amicizia con il personale in caso di qualunque cosa (incendi, risse, terremoti, uragani, un auto che entra spaccando tutto, qualche attentatore) può essere utile. Tutti invece vanno a salutare i loro superiori, fanno qualche battuta per rendersi simpatici, poi salutano altri superiori di altri reparti e così via. Fino a quando il superiore di un superiore non si saluta e tutto sommato la gerarchia si mantiene quindi va benissimo. Di solito la mattina arrivo in ritardo, di solito uscito dal lavoro faccio cacare, di solito a metà pomeriggio vengo redarguito perchè ieri sera ero in un posto dove non potevo essere. Di solito un sacco di considerazioni fanno. Io continuo a fare quello che mi pare. Però sì, le persone sono per tutto l’arco di tempo al lavoro e fuori delle persone serissime, rigide, devoti alla causa con una serietà pazzesca. Alle cene aziendali o feste insomma, però, si distruggono e arrivano fantasmi, vermi e zombie. Sembra carnevale ma in realtà è un banalissimo open bar di livello medio (mai alto). Trovare certe persone che lavorano con me nella mensa aziendale (che odio) o a mangiare qualcosa di preparato a casa alla scrivania (che odio per via degli odori che non sono legali secondo me) e poi vederle qui in versione carnevale travestiti da zombie mi fa un po’ strano. Però io non giudico, faccio sempre cacare quindi è giusto non soffermarsi troppo altrimenti poi dicono che sei poco simpatico (cosa vera). A un certo punto nelle cene aziendali qualche superiore prendere il microfono e fa un discorso che non ha senso. Non ha senso perchè predica tutto ciò che lui sul lavoro non fa + è molto ubriaco + manca spesso di linguaggio corretto in Italiano quando parla. Però seguono applausi, molto Fantozziani però applausi.

Emilio e la squadra di calcio sono pronti, per tutta la cena si sono fiondati sulle ragazze che lavorano nel settore C della nostra società. Ragazze carine, serie, di un certo tipo. L’attacco è partito da tempo però, grazie a un giro di like e commenti/reazioni nel social network più popolare del momento. L’attacco parte sempre dal digitale perchè poi di persona non c’è mai un cazzo da dirsi mi sa. Sono oggettivamente bei ragazzi e sono oggettivamente belle ragazze, sembra tutto così naturale e lecito se non fosse per i vari capi reparto che nonostante le condizioni pessime in cui si ritrovano devono essere al centro dell’attenzione. Quindi si sta lì, si chiacchiere, si ride, si scherza, ma non si può dimenticare chi ha permesso tutto ciò. Quindi nonostante il desiderio sessuale, l’alcool, le sigarette, qualche staffetta nel bagno più vicino in maniera compulsiva e del cibo mangiato a raffica dopo 20 minuti, il focus deve rimanere rendere grazia al tuo superiore. Un colpo qua, una botta là, un bicchiere qui, una sigarettina ma stare sempre lì. Però gli avvoltoi pressano, dalle sudate della cena si passa al danceflooer, si passa a dire frasi all’orecchio da vergogna all’altro sesso. A sorridere, scherzare, fumare, bere, bere, bagno, scherzare, frasi volgare, sudare, rendere grazia al capo e così via. Per ore, in maniera estenuante. Io invece sto vicino al dj che di solito è uno che lavora in azienda ma non conosco. Di solito è uno non troppo simpatico. Ci guardiamo, faccio cenno con il bicchiere. “Cazzo vuoi” mi dice. “Cazzo vuoi te” rispondo.

Fanculo, fanculo. Torno al bar dove ormai sono il re perchè sono gentile, premuroso, curioso e mi vedono spesso. Mi trovo molto bene, mi sciolgo saluto qualcuno, accenno dei sorrisi che sono a metà tra l’imbarazzo di un possibile assassinio e la felicità di aver perso una persona molto cara però c’è qualcosa in eredità. Sembro divertito, in realtà vorrei picchiare il dj, sperare in qualcuno che si faccia esplodere e poi andare a dire due o tre cose al capo giusto per fare della polemica fine a se stessa. Poi arriva Emilio, Emilio non si regge in piedi. Emilio suda troppo però sta raggiungendo il suo obbiettivo. Riporto Emilio sulla terra: tua moglie? Mi manda a cacare, non ha pensato a cosa come dove perchè praticare adulterio. Poi si ferma. Comunque è tornato sulla terra. Il suo fermarsi però purtroppo lo pagherà ad alto prezzo perchè qualche altro compagno di squadra, della sua squadra, sta arrivando a obbiettivo prima di lui. Emilio è tagliato fuori. Ma molti altri vengono tagliati fuori. Lo si vede, sono stanchi. Sulle gambe, non c’è più nulla che possa rialzarli. È molto tardi, le condizioni sono molto precarie, io ho sempre molta lucidità anche perchè in questi momenti firmo il mio rinnovo contrattuale ogni anno. Sì, perché finisco sempre tra gli ultimi e tra gli ultimi ci sono sempre i vertici. E i vertici mi vedono ogni anno sempre tra gli ultimi e i vertici sono in situazioni dove non dovrebbero essere. Quindi guardo, sorrido un po’ più rilassato e mi diverto. La pista da balla invece è un campo di morti, quello che si è fatto ormai è andato, chi rimane è disperato. Si cerca qualcosa/qualcuno come se fossimo nelle peggiori discoteche under 16 a cavallo tra il vecchio e nuovo millennio. Solo zombie e morte. Testosterone altissimo, odori che non voglio ricordare altrimenti sto male e ogni forma di sudditanza verso i tuoi superiori è finita.

Io faccio chiusura, Teresa da tutta la sera mi ha promesso un passaggio in macchina. In macchina, in stato drammatico, siamo in 6 con 5 posti. Io abito vicino alla location. Ovviamente si porta a casa prima il superiore che sta davanti anche se è alto 165 cm, poi le due ragazze stremate che mi dormono addosso e infine rimaniamo io, Teresa e questo gigante spappolato che in macchina ha voluto farsi un sacco di foto con ste due ragazze che dormivano e me che non ridevo mai poi si è pure incazzato, ma cazzi suoi. In tre in quella macchina c’è un po’ di imbarazzo, non capisco bene la situazione però so che il prossimo sono io. “Ti lascio qui va bene” – mi lascia a 30 minuti a piedi da casa mia. Io sta cosa che ti lasciano a una fermata di un mezzo pubblico o a un taxi, dopo essere passato a 10 metri da casa tua non la capisco. “Ah va bene” – non fai in tempo a dire/spiegare/argomentare che sei già fuori dalla macchina. Scaricato, devi anche ringraziare. Ti sei fatto tutta la città, sei passato a 10 metri da casa e niente, vai scaricato e ringrazia. Cammino lungo la strada, ormai sta diventando giorno. Il cellulare è quasi scarico, tutto sporco che fa cacare.

Arriva una mail. È un ringraziamento per la bella serata da parte del capo reparto. Apri un social popolare, ci sono tag, menzioni, immagini. La mail del capo reparto è scritta in una lingua diversa da quelle conosciute.

“Ho dimenticato il regalo aziendale” penso guardando un popolare social all’alba sotto casa fumando la penultima sigarette della mia eterna giornata.    Il regalo aziendale è una candela. Una candela. Di quelle biologiche odori cose. Una candela. Vado a letto, se penso alla placca in acciaio dello scorso anno sto male.

SCAVARE

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SCAVARE

Rigettati dal sistema che ti obbliga a stringere rapporti e relazioni personali per rendere i propri progetti al meglio, invece che continuare a tirare le testate contro il muro che potete trovare sopra di voi, abbiamo scelto di andare ancora più giù. Ricercare è il naturale strumento che abbiamo a nostra disposizione per non rimanere fermi, invecchiare o semplicemente morire, scavare invece è il super potere per trovarci meno soli e renderci conto che ci sono una montagna di cose, non scontate, in grado di salvarci da tutti gli schemi mentali concepiti nella nostra essenza. Scaviamo dischi, ricerchiamo persone, lo facciamo perché ci serve per sopravvivere o semplicemente per lavorare con nuovi processi creativi. Quando saremo stanchi, almeno vogliamo avere la pancia così piena da scavarci da soli, perchè peseremo fin troppo. Alla fine, lo scopo di tutto ciò è proprio quello, evitando di passare necessariamente dal piano di sopra, anche perchè quando sei brutto sporco e cattivo, non sei proprio invitato a tutti i salotti perbene.

Chi ti accompagna puoi guardarlo, non devi sceglierlo.

Avevamo disperatamente bisogno di continuare a cercare, annusare, sostenere e farvi conoscere dischi, realtà, associazioni, spazi, idee, insomma non potevamo limitarci a un semplice manifesto come quello che vedete sopra; per stare in movimento, bisogna fare del movimento e quindi seguirlo. Abbiamo scavato e per fortuna le nostre strade si sono intrecciate con quello che leggerete e ascolterete di seguito. Sono tutti progetti che fanno bene al sottosuolo e che meritano di essere sostenuti, perchè alimentano l’idea che oltre alla bulimia comunicativa in cui viviamo c’è sempre uno spillo a farti respirare le cose.

Quei discorsi surreali

Tra le cose più surreali di questi anni, che ci sono capitate e per cui siamo sinceramente tutti colpevoli, c’è questa tremenda immondizia delle playlist. Un progetto che viene definito per caratteristiche a seconda della playlist di riferimento. “Ciao sono uno che lavora nella musica e ti sto per dire che il tuo progetto è molto NOME PLAYLIST X” – “Ciao, sono uno che vuole farti fare carriera nella musica (povero illuso) e il tuo progetto potrebbe finire in NOME PLAYLIST” – corsi e sangue amarissimo per questa rincorsa. Produttori che fanno le chitarre come NOME PLAYLIST o le batterie come NOME PLAYLIST. Insomma, che tu possa lavorare ad altissimi livelli ed essere un grandissimo professionista o un semplice discografico indipendente che nella vita di tutti i giorni è Bruce Wayne al confronto di Batman, ci sei capitato in questi discorsi surreali. E forse sei stato consapevole e hai detto: beh, hanno ragione. Ecco, il vento per fortuna sta cambiando o almeno cambierà, noi oltre a fare una sana autocritica abbiamo scelto di rispondere a colpi di progetti Italiani (cioè nati o cresciuti in Italia) con la vista per l’estero o meglio, per il mondo. Una sorta di risposta come credo a tutti i discorsi da quattro soldi sul valore dell’identità artistica, troppe volte messa in discussione da parametri che non rispettano la realtà della civiltà che dovrebbe (usiamo il condizionale) circondarci. Quindi, anche e soprattutto per questo, adesso tuffatevi in questa mega raccolta e tirate fuori tutta l’energia del mondo per spingere qualche tasto di riproduzione. Magari ci darete ragione, magari no, magari ci consigliate qualcosa che non conosciamo.

Come te la racconta una scena musica senza nostalgia?

Una delle cose più terrificanti nella narrativa quotidiana è la nostalgia. L’ essere umano è bombardato da input di ogni genere e in maniera spesso inconsapevole tende a preferire tutto quello che è appena trascorso. Anche quando ci divertiamo nell’arco di uno spazio temporale, appena terminato, i giorni successivi ripenseremo a quanto ci siamo divertiti con quel vigore nostalgico. Più in generale questa caratteristica, figlia dei tempi, riguarda qualunque argomento: politica, sport, rapporti personali e musica. In maniera più sincera, capita spesso di raccontarsi che ormai un qualcosa è finito e bisogna guardare avanti considerando che il meglio è passato. Fateci caso, la colpa non è altro che della comunicazione che ci fa sembrare più vecchi appena terminata la lettura di questo scritto.

Si possono fare uscire i dischi e non i singoli

La grande corsa al nuovo singolo. Le sponsorizzazioni del nuovo singolo. Le stories dove si ringrazia qualcuno perchè è appena uscito il nuovo singolo. Il Venerdì sera, le playlist, lo scrool nevrotico e i risultati. Risultati che non arrivano per questo nuovo singolo. E allora, esattamente 70 secondi dopo la pubblicazione del nuovo singolo bisogna pensare a un nuovo singolo. Ah, ogni tanto c’è anche il video che chiaramente non vedrà nessuno ma l’importante è avere un sito che lo pubblica in modo tale da fare una “premiere” copia incolla dall’ufficio stampa e senza lancio sui social network. Insomma, la grande corsa al nuovo singolo è in realtà una gigantesca cazzata da musica usa e getta. In questi mesi però sono usciti anche dei bellissimi dischi, qualcuno probabilmente lo conoscete già, altri vi mancano, sicuramente qualcosa manca anche a noi, però ci siamo appuntati delle cose che hanno un senso: fare dischi in Italia è necessario per combattere la bulimia del mercato, altrimenti i progetti indipendenti (ma non solo) vengono gettati nel cestino come queste parole.

C’è del movimento qui

Non è necessario farsi pagare per pubblicare dischi, vendere servizi di ufficio stampa fittizi, dare posizioni e piazzamenti in playlist a botte di ricariche PayPal e stringere mani nei peggiori bar della città dove l’industria musicale vive (ovvero Milano). No dai, non è necessario tutto questo. C’è del movimento invisibile, che però fa grande rumore e nell’epoca del tracollo nella corsa ai numeri, ai risultati e ai fottuti responsi, ci sembra il minimo non solo smettere di parlare male del prossimo in questo settore, ma far vedere chi coltiva determinati contenuti dal basso, senza bandi necessari per sopravvivere grazie a corsi di formazioni inventati con professionisti del settore che se la raccontano su quanto sono stati bravi negli ultimi anni. Le cose accadono fuori, per strada, nei bar più terrificanti di provincia e nei club dove l’ingresso non ti costa per forza 9 birre medie. Poi c’è tutto un gioco del self-made che torna alla carica, come negli anni 10, come i tempi dove non esistevano i social network e contarsi era veramente impossibile. O meglio contarsi, serviva solamente per conoscersi e quindi, giudicate voi la differenza.

Rapida carrellata di realtà indipendenti che muovono cose all’interno di città, passando anche per il gustoso internet, magari lontani dalle classifiche, ma sicuramente da scoprire. Oltre il buio a un certo punto c’è una luce, non spegnetela, andate a sostenere. Conviene a tutti. Fidatevi.

Dischi belli che abbiamo trovato su soundcloud

Tanto lo sapete, in questi anni con la scena soundcloud vi abbiamo rotto abbastanza i coglioni. ††MEGADROP†† è il progetto che abbiamo creato come strumento di ricerca – ossessiva – compulsiva – una roba da persone che non stanno benissimo e per molti, non hanno un cazzo da fare. Eppure tutto il movimento che abbiamo visto nascere, crescere e poi decollare da questo social (che poi in realtà è una piattaforma di streaming) ci ha permesso di tornare alla parte genuina della musica indipendente. Quella fatta veramente in casa dal proprio computer, che figlia di una pandemia mondiale che tutti conosciamo, ha permesso anche delle connessioni digitali da Nord e Sud e in varie parti del mondo. Insomma è stato possibile fare collaborazioni con semplici messaggi su instagram, senza troppi manager o etichetta tra i piedi. Ecco, questa naturalezza con cui si scrive una canzone, si collabora, si esporta e sei subito in casa di altri con qualcosa che hai concepito poco prima, ci ha ricordato il motivo per cui questo collettivo/gruppo di persone è nato, ovvero la sincerità con cui si provano a fare le cose. Perchè alla fine provare senza essere professionali, ti aiuta una marea nel conoscerti. E conoscersi alla fine non ci lascia soli. Questo conta. Di seguito però, tolta questa poesia inutile, abbiamo selezionato un po’ di dischi, che ci sono piaciuti tantissimo, quasi tutti in esclusiva su soundcloud. Prego, mettetevi le cuffie, sentitevi meno soli.

Uomini che parlano con uomini su come risolvere la questione femminile nella musica Italiana

Sul tema dell’industria musicale e il sesso femminile si è detto tanto. Abbiamo visto dati, classifiche, opinioni, tentativi di dibattito e poche soluzioni. Perché il mercato difficilmente ha soluzioni e sicuramente bisogna cercare di affrontare la questione facendo qualche passo indietro. Noi siamo una realtà attiva nella ricerca, nello scovare con curiosità (e non sempre professionalità) qualcosa che si muove. Non importa il genere, non importa la scatola in cui chiuderlo e raccontarlo, importa solo che sia in movimento. Ci sarebbero molte cose da aggiungere su come viene percepito il sesso femminile nell’ambiente musicale, non solo a livello artistico ma soprattutto tra pubblico, operatori o semplicemente nei seguaci digitali. Si può sicuramente partire dalle idee malsane di un ambiente maschile molto simile a uno spogliatoio, che troppo spesso si arroga il diritto di trovare una soluzione, creando così, ancor di più un problema. Un precedente. Uomini che parlano con altri uomini su come migliorare la situazione femminile nell’industria musicale in Italia? Nulla di più spogliatoio del calcetto possa esistere. Noi facciamo l’unica cosa necessaria, ci mettiamo da parte e proviamo a demistificare il tutto, a fare ciò che sappiamo fare meglio e vedere se può essere utile girare lo sguardo su alcuni progetti femminili che meritano un giusto focus nel nostro paese. Non abbiamo scelto classifiche o playlist, siamo andati a ballare e ci siamo resi conto di tutta la potenzialità che viene dal sottosuolo e di quanto possa essere politico tutto ciò. Non ci sono copertine, non ci sono linee editoriali, strategie del cazzo. Si torna all’aspetto genuino e animale della questione.

Un articolo che piace molto agli addetti ai lavori

E alla fine venne il giorno. Questo è quel tipo di contenuto che resta lì nel mare d’internet e invecchierà benissimo. Lo farà perchè abbiamo indicizzato i nomi degli artisti così tra qualche tempo raccoglieremo i frutti dei miliardi di seguaci che avranno ai loro concerti e/o nelle loro attività digitali (magari diventeranno tutti potentissimi youtuber di candid camera o cose così). Di base, nelle ultime settimane avevamo letto che ci sarà una specie di algoritmo per trovare la nuova popstar, quindi sostanzialmente tutto il lavoro di ricerca e crescita di un progetto musicale non ha più senso d’esistere. Un buon modo questo, così come altre cose divertenti che accadono intorno a noi, per ribadire come sempre alcuni concetti chiari di chi fa questo lavoro o vive la musica con estrema trasparenza: i progetti non si esauriscono con le release e le playlist del Venerdì sera + non deve fregare un cazzo a nessuno dei numeri + lasciamo crescere i progetti in maniera organica + non comprate playlist per i vostri brani + non fatevi fregare da etichette discografiche o management che forniscono servizi (che non esistono). Insomma noi siamo fatti così, siamo nati stronzi e questo lavoro che andrebbe retribuito un sacco di soldi dalle multinazionali ve lo forniamo gratuitamente. Così tu che stai leggendo puoi mettere sotto contratto questi progetti indipendenti (o con realtà indipendenti) e fare l’offerta giusta, nel momento giusto. Magari in cambio ti chiediamo una condivisione, un grazie, un complimenti, un sticazzi. Ci piace il concetto di bootleg legato all’arte, forse, dopo questo regalo, torneremo a lavorarci sopra perchè potrebbe essere una via d’uscita dai problemi di questo sistema/mondo/mercato, chiamatelo come cazzo vi pare. Mettete le cuffie, buon ascolto.

ps: se cliccate sul nome andate subito su instagram così fate prima 🙂

☻BANDCAMP TAPE.05☻

Usciamo dai soliti schemi e prepariamoci a un futuro distopico. Ma pure il presente non è mica meglio. Su Bandcamp abbiamo la possibilità di girare il mondo, trovare nuovi stimoli e buttarci alle spalle quello che ci toccherà prima o poi uscendo di casa. Abbiamo raccolto 22 dischi che ci sono piaciuti tantissimo in queste settimane e per fortuna siamo riusciti a trovare nuove realtà in grado di spostare il nostro umore. Ci sembra il minimo condividere, quello che per noi è stato il meglio di Bandcamp appena rilasciato. Cuffie e prendetevi anche voi il tempo necessario.

LORENZO MORRESI&TENDERLONIOUS – ACQUA 

MOLVEN – HAZE

NEBEL LANG – DIRECTIONS FOR STOPPING 

WHITESQUARE – DISCREET MOMENT THING PT.2

EMANUELE TRIGLIA – MAKE IT PURE

INFERNAL MOSQUITOES – ANTIGUA

MODERN ERROR – VICTIM OF A MODERN AGE

FULU MIZIKI – NGBAKA EP

THIS ETERNAL DECAY – NOCTURNÆ

THEORETICAL – TIMELINE

AGENTE COSTURA – BLEIBE RECHT FÜR ALLE

A/N – ACIE E R R

CIAO ITALIA. GENERAZIONI UNDEGROUND 

EVENTLESS PLOT – APATRIS 

FUSIONE – FUSIONE

WEAKENED FRIENDS – QUITTER

DJ ARCHAEA – TPA (INCL.FACTA / RIP SWIRL REMIXES) 

JEROME – LP2

LES BELMONDO – RUE ST.HONORÉ

NACHT PLANK – ECHO ARK 

KONTINUM – URBAN VOICES

BUKE AND GASE / SO PERCUSSION – A RECORD OF

☻BANDCAMP TAPE.04☻

Superata l’estate si torna nei luoghi più oscuri e con il freddo a coprire le nostre paure, vi facciamo navigare su bandcamp dove abbiamo trovato dei dischi incredibili, non solo e puramente made in Italy, ma raccolte fuori di testa, per tutti i generi, roba che va lanciata nella stratosfera senza dimenticarci di non inquinare. Ci sono le chitarre, tante chitarre, ma c’è anche l’elettronica, quella cruda, dritta per dritta senza dimenticarci di un prelibato ritorno su questi schermi del Jazz, grazie a nuove gustose sfumature. Insomma, quello che abbiamo trovato in questi mesi potete ascoltarlo qui, per noi è la compagnia migliore ma sicuramente ci siamo persi qualcosa, ma tanto le regole son ben note, basta scriverci e se ci piace pubblichiamo tutti. E no, non facciamo pagare un cazzo. Ora basta stronzate, mettetevi le cuffie, fidatevi.


VELVET TANK – GRAND THEFT AUDIO

SYNALEGG – COMPUTER SERIES

BAZAAR – ORANGE EP

Pu̅trid_山arECIRCADIAN BROADCASTING

COLLETTIVO ARMONICO – YOUR ROSE

VRACH, ARBON THE GHOST – DIABLO

BO!LED – DIFFERENT, US

CALCK – RADIO MIGUELITA

IMANUELA – THIEF

BLAK SAAGAN – SE CI FOSSE LA LUCE SAREBBE BELLISSIMO

W.H. LUNG – VANITIES

NUOVO TESTAMENTO – NEW EARTH

RHUCLE – WITH

RAMBAL COCHET – ENTER THE INFINITE

MARTINA LUSSI&TIM SHAW – FIELDREORDER 01

NGHTLY – ANIMI INTROVERSI

AUDIOKIDNAPPING – DUST AND BONES

PLUHM – AMBIENTI E ROVINE

ANDBERG – LIEVESFERA

ALAN BACKDROP –ÆTHERNA


☻BANDCAMP TAPE☻ è un modo per mettere insieme la musica che ascoltiamo in quello che reputiamo il mezzo migliore per trovarla. Ci sono nuove uscite e rarità, se volete vi basta mandarci tutto a info@collettivohmcf.com noi continuiamo a cercare, voi seguiteci nel viaggio.


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