TUTTO MOLTO BELLO 2018 – #TIFAHMCF
Da oltre 8 anni cerchiamo di promuovere musica – e più in generale cultura – nel territorio Bolognese e Italiano ottenendo successi e delusioni, come se fosse una grande storia d’amore incapace di lasciarti vivere senza tormenti; disegni, musica, canzoni o semplicemente persone, queste c’hanno sempre fatto muovere in modo sovversivo e speriamo originale. Ogni anno partecipiamo al Tutto Molto Bello, manifestazione che vede la partecipazione di molte realtà indipendenti da tutta Italia, una sorta di raduno per fare il punto della situazione musicale e culturale del nostro paese. Concerti, stand espositivi e un torneo di calcetto in uno spazio, quello del DLF, che anche grazie a quest’iniziativa nel corso degli anni ha migliorato la propria percezione da parte della cittadinanza. Noi faremo la squadra, Franek Windy suonerà Domenica insieme ad altri amici, e vogliamo metterci, non solo entusiasmo, ma qualcosa di più. Qualcosa che possa raccontare noi stessi e quel fine settimana di metà Settembre.
HMCF

in foto i nostri fantastici disegnini per la nostra fantastica squadra


 

ABBIAMO BISOGNO DI VOI:
 
Mandateci un video in cui dite “TIFA HMCF AL TUTTO MOLTO BELLO LA PROSSIMA SETTIMANA” oppure siate originali nel dirlo; i video verranno pubblicati sul nostro canale instagram.
Mi raccomando, pubblicatelo su instagram e aggiungete questi due link: @collettivohmcf #tifahmcf
Se invece siete famosi o vi vergognate a tifare per noi, potete inviartecelo via mail, facebook o altri contatti che trovate ovunque. Ogni video che riceveremo sarà tramutato in 1 ora di volontoriato da parte nostra nei prossimi 365 giorni presso le Cucine Popolari. Questa è una buona cosa perchè:
 
1- finalmente ci fate lavorare;
2- si aiuta concretamente qualcuno e non tramite donazioni che per noi, sarebbe solamente un modo per pagare qualche contenuto video indirettamente;

3- potete comunque fare donazioni direttamente voi cliccando qui.


 
PERCHÈ CUCINE POPOLARI:
In realtà abbiamo un amico, che fa lo scrittore di successo e da molto tempo è membro onorario del nostro collettivo. Si chiama Danilo e nel tempo c’ha fatto scoprire Roberto e le sue idee. Noi siamo giovani, con un processo di redenzione personale sempre in atto e ci sembrava naturale tramutare quest’iniziativa liquida in qualcosa di concreto. Cucine Popolari Bologna tramite la sua associazione si prefigge lo scopo di favorire la partecipazione diffusa, sia operativa che progettuale, attraverso la pratica della responsabilità sociale degli individui, in forma singola ed associata, e delle imprese del territorio realizzando azioni di sussidiarietà orizzontale di contrasto alla povertà economica, relazionale e sociale, sviluppando progetti di cittadinanza attiva -> guardate il sito.

CHI SIAMO NOI:

 

Un gruppo di persone, forse banalmente degli amici, appassionati di musica, curiosi e alle volte esasperati dalla propria persona. Per dirla come vorrebbero i tecnici siamo un gruppo di persone che scrive, disegna, suona o semplicemente pensa e qui c’è la nostra playlist per il Tutto Molto Bello 2018, metti le cuffie dai.

Come perdersi nella Città Delle Persone
Erano passate le 10:45 di una domenica d’estate e la mia amica Monica non si era ancora palesata all’appuntamento fissato alla pasticceria Dino.
Mi infastidiscono molto le persone in ritardo, lo confesso, ma per ragioni ignote, sembra che vada sempre più di moda non essere puntuali.
E poi tutto peggiora inesorabilmente quando sei da solo ad attendere in un luogo dove il dolce e il salato regnano sovrani dal 1963.
Nessun segnale, nessun messaggio, nessuna segreteria. Dove diamine era finita?
Non poteva essersi persa Monica, Monica abita a Castenaso, e comunque Monica non si perde mai.
Data la notorietà del bar c’era un costante via vai di persone che io mi limitavo a osservare silenziosamente, come faccio di solito, senza proferire parola alcuna.
D’un tratto una mesta combriccola d’anziani e un gruppetto di baldi giovani, peraltro capitanati da un soggetto con una pettinatura assai discutibile, iniziarono a fissarmi.
Mi guardavano strano, sembravano incuriositi, molto probabilmente si stavano prendendo gioco di me, o forse, si stavano semplicemente domandando: “Ma da dove cavolo è uscito questo inutile babbeo con la camicia di lino?”
D’altronde, io non sono abituato a questo tipo di situazioni. Sono nato in via Marsala, in pieno centro, in una Bologna di fine anni 80 dove il bar faceva spavento e dove per pubblico decoro s’intendeva sporcizia e spade più che spazi verdi.
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Passati alcuni interminabili minuti sotto il fuoco nemico e ormai convinto che Monica si fosse dimenticata di me (ma non della nostra amicizia), decisi di fare una colazione abbondante con due paste alla crema e un caffè doppio rigorosamente in tazza grande (My way).
Non sono un grande appassionato di macchine, lo ammetto: le macchine non mi interessano. Al massimo riconosco solo la Mercedes- Benz per via del logo e in più detesto guidare poiché mi crea forte ansia.
Quel giorno infatti ero arrivato in paese grazie all’autobus 99 che mi aveva lasciato al Municipio.
Per fortuna non era una giornata molto calda e l’idea di passarla parcheggiato in un bar mi lasciava abbastanza perplesso, forse perché avrei iniziato a bere e questo non volevo che accadesse. Almeno per ora, e comunque non per noia.
Decisi quindi di lasciare la Pasticceria Dino e m’incamminai.
Questa passeggiata senza destinazione destò in me del tenero ed immotivato entusiasmo, per quale motivo?
All’improvviso iniziai a ricordare di quella volta in macchina con nonno Alfredo.
Quel luccicante cartello all’entrata del paese.
Quell’immagine ancora vivida nelle mia memoria.
L’enigmatica scritta: Castenaso, Città delle Persone.
Mi fermai un secondo su via Nasica, il prosieguo della strada provinciale. Dovevo seriamente riflettere perché quel ricordo mi aveva tagliato completamente le gambe.
Credevo che il mio rapporto con il comune di Castenaso fosse esclusivamente legato a Monica, alla sua casa ,alle sue cene eleganti, alle grigliate estive in giardino. Mi sbagliavo: non era la grande amicizia con Monica l’unico nesso con quella ridente comunità di persone. Ecco, avevo trovato la risposta: io qui c’ero già stato e conoscevo tutto.
Infatti, a pochi minuti a piedi da me c’era il Parco Della Resistenza, una sorta di Kensington Gardens che storicamente delimitava il confine con Fiesso.
Ora è circoscritto dalla contrada Dante Alighieri ed è un’ oasi ricca di natura, percorsi vita e giochi per bambini. Un luogo pieno di vita.
Usciti dalla riserva si impone il magnifico Hotel House, dove adesso tutto il primo piano viene affittato per corsi di Yoga, attività molto in voga nel pubblico femminile fra i 17 e gli 80 anni.
Il tempo passava, e alle 12.45 ancora nessuna novità di Monica.
S’era ormai fatta ora di pranzo.
Ritengo che pranzare da soli al ristorante non debba essere visto come un gesto triste, anzi. Le persone che lo pensano probabilmente sono individui che hanno trascorso troppo tempo davanti alla televisione di Stato.
Pranzai quindi all Officina del Gusto senza inutili sorrisi di circostanza, maschere o conversazioni forzate e superficiali. Primo, secondo e dolce.
Procedendo convinto verso down-town e il Torrente Idice, attraversai il ponte blu pedonale “Rethymnon”, una bizzarra struttura di calcestruzzo e metallo inaugurata nel 2003.
Più avanti sulla destra intravidi il celeberrimo Negrini Stadium, campo del Castenaso Football Club, una pietra zemaniana della serie cadetta.
Erano le ore 15.30 e Monica continuava ad avere il cellulare spento, se fosse morta, d’altronde, il paese lo avrebbe saputo.
Volevo fare un riposino sotto gli alberi e sapevo già dove andare: 3 ettari di splendida vegetazione, antichi manufatti idraulici e un assordante silenzio, il Parco Della Rocca. Dormii come poche volte ho fatto nella mia tormentata esistenza da persona insonne. Ero incredibilmente felice.
Dopo il mio risveglio notai un cambiamento nell’aria. La gente iniziò a salutarmi ed io ricambiavo. Un bellissimo e incondizionato gesto di dare-avere senza avidità, invidia, soldi, vestiti e bottiglie.
Ancora non capivo come Savigno fosse la città del Tartufo (chiaro si mangerà tartufo) e Castenaso quella delle persone, ma questo non era più importante.
Castenaso non era più un semplice paese, era diventato un luogo dell’anima a tutti gli effetti.
Le persone con forte tendenza all’introspezione soffrono di più rispetto ad altre, però certi luoghi ti sfiorano il cuore e ti aiutano a sognare.
Castenaso per me era diventata pura speranza.
Non mi serviva più quello stupido Yoga tanto in voga nelle caotiche e affannose città metropolitane. Mi bastava semplicemente stare fermo ed osservare. Necessitavo di abbandonarmi verso la pura contemplazione di quella cittadina che qualcuno, a ragion veduta, soleva chiamare “Città delle Persone”.
Allora il mio passo si fece veloce e deciso verso Sud dove m’imbattei nellla Wimbledon di Castenaso, il celebre Casalunga Golf Club.
Un resort di prestigio, un audace percorso a 18 buche con la piscina, la sonorizzazione e i campi da tennis in erba. Badate, non quell’erbaccia sintetica, ma erba vera.
Già mi ci vedo un giorno con i miei compagni di merenda Ares, Cisco e Teo, tutti vestiti di bianco, magari con qualche chilo di troppo, giocare un doppio su quel tappeto verde.
Sogno interrotto.
Era giunto l’orario dell’aperitivo, destinazione Bar Centrale.
Ahimè o per fortuna potevo bere.
Dopo essere entrato con nonchalance, rivolsi il mio miglior sorriso ebete ai baristi e all’ennesimo gruppetto di anziani che giocava a TreSette: il tentativo funzionò brillantemente.
Sinceramente mi reputo un discreto giocatore di carte, ma ammetto di non aver avuto il coraggio di sfidarli. Sarebbe stato uno sforzo emotivo troppo grande. Non sono neanche riuscito a reggere il contatto visivo con quello che immagino fosse il loro esponente più in vista, così declinai pavidamente la sfida celata nei suoi occhi. Un po’ come quando ti dicono che se incontri un Grizzly sul tuo cammino l’unica cosa che può salvarti la vita é fissarlo negli occhi e non aver paura. Per me quel vecchio oplita macedone del TreSette era molto più di un Grizzly. Non ressi affatto quello sguardo pregno di rivalsa e mi accontentai della solita caraffa di spritz.
Ad un certo punto mi squillò il cellulare, era Monica che si scusava per il clamoroso ritardo.
Aveva passato le ultime 28 ore a litigare con il suo compagno, una prassi ormai solida e costante nella loro relazione.
Ho cercato al suo arrivo di consolarla nel modo più semplice e immediato: dandole un abbraccio. Ero un pò ubriaco e quell’abbraccio fu ancor più affettuoso.
Ho evitato di infierire sul ragazzo che da sempre la tratta male, anche perché non voglio più perdere il mio tempo a parlare di individui di cui non m’importa nulla.
La gente quando non capisce inventa e questo è molto pericoloso” scriveva Alda Merini. Io quando non capisco abbraccio.
Dico a Monica che il principe azzurro non arriverà mai a cavallo di un bianco destriero e né alla guida di una bella macchina o con un motorino truccato. Se arriverà, sarà a piedi, vestito male, stanco e con occhiaie funeree. Forse quel giorno pioverà pure ma non ci farete caso.
Allora mi avvicinai e le sussurrai all’orecchio:
Fidati cara Monica che per te quel giorno arriverà.
La vita è questa nella Città Delle Persone,
anche se a volte ci si perde.
T.Saragat

Le foto scattate sono state realizzate recentemente da alcuni professionisti del settore.


Noi ascoltiamo e promuoviamo tanta musica, se volete qui c’è la colonna sonora di questa puntata. Se avete Spotify seguite la playlist, ogni puntata verrà aggiornata.

Un giorno d’estate, un fuorisede

Ho finito gli esami della sessione estiva l’ultimo martedì di luglio. Ho accettato un ventitré striminzito in Politiche della Popolazione e qualche giorno dopo, giusto il tempo di salutare i compagni di corso, sistemare la mia singola e stipare di vestiti sporchi un borsone, ho preso posto nel vagone otto di un Intercity diretto a Bologna Centrale. Alle stazioni che risalgono lo stivale incrocio lo sguardo con i miei omologhi sul binario opposto. Treni zeppi di studenti cui spetta un’estate di mare, riso patate e cozze e albe sulla spiaggia mentre i miei compagni di carrozza sono per lo più vacanzieri di luglio con lo sguardo grigio di chi lunedì tornerà a lavoro. Sei ore e cinquantaquattro minuti dopo, scollato il mio sedere dalla pelle blu del sedile, mi dirigo verso l’Autostazione dove la corriera 442 mi conduce finalmente a casa.

Sono al primo anno fuoricorso della triennale di Scienze Statistiche all’Università Aldo Moro di Bari ed ogni estate, i primi di Agosto, affronto questo viaggio per tornare a casa. Mentre tutti i fuorisede d’Italia si apprestano a scendere giù, io come un salmone viaggio a ritroso e torno a casa, a San Marino di Bentivoglio. Scendo dall’autobus alle 17.10, c’è un caldo infernale e un concerto di cicale e tortore. Per strada nessuno, e mentre l’autista, ormai solo, prosegue la sua corsa verso Saletto io decido di non passare subito a casa ma di andare prima a Villa Smeraldi. Per strada penso a come ci si debba sentire a guidare una corriera con nessuno a bordo, nessuno alle fermate, nessuno che ti chieda un’indicazione.

La bellezza del parco della Villa è immutata, quanto mi erano mancate le tartarughe del laghetto, i vecchi attrezzi agricoli del Museo della civiltà Contadina, la ghiacciaia, la maestosità dei grandi tassi ai lati del vialetto. Due ragazzi giocano fiaccamente a pallone, una mamma raccoglie le sue cose e urla ai bambini che è ora di andare, si torna in città dopo un tuffo nel verde. Esco dal lato del Pomario, un frutteto che raccoglie un centinaio di varietà antiche di alberi da frutto e mi perdo tra i filari alla ricerca del melo Ruggine che qualche amico mi aveva regalato l’anno della maturità, ma il tempo deve aver lavato l’inchiostro dai cartellini. Una volta a casa ricordo che i miei non saranno di ritorno prima delle 20.00, allora scendo in cantina ed inforco la mia vecchia mountain bike impolverata in direzione nord, scalo il ponte sul Canale Emiliano Romagnolo simulando, come il me bambino, una volata sui Pirenei tra Virenque e Chiappucci con arrivo trionfale al bivio per Bentivoglio. Ovviamente con la maglia a pois sulle spalle. Sulla destra quella che per me rimane la più bella cappella del Bolognese, il Chiesolino delle Barche, dove in una sera di maggio di una quindicina di anni fa ricordo di aver partecipato con mia nonna ad un suggestivo rosario. Le cicale si placano, l’ombra della bici proietta un velocipede di fine ‘800 e nell’aria un forte odore di melassa, qualcuno ha già iniziato ad estirpare le barbabietole.

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Scivolo veloce verso Saletto, a destra la Chiesa di San Fosco, sfondo dei miei pomeriggi di bambino a casa del mio migliore amico, seguita da un cimitero sconsacrato fonte di macabre fantasie infantili. Le gomme tassellate passano agili dall’asfalto ad una stradello sterrato incastonato in un bosco di olmi, farnie e frassini. Sono all’Oasi La Rizza, oggi una riserva naturale dove tra aironi, beccaccini ed anatre si pedala nelle ex risaie bentivogliesi e si riescono ancora a sentire i canti delle mondine, chine a trapiantare piantine di riso con l’acqua a mezza gamba. Ed ecco che qualche istante dopo le mondine pedalano con me, col loro cappello di paglia ed il fazzoletto legato in testa mentre rientrano dai campi, immortalate in una scultura in ferro davanti al viale d’ingresso dell’Ospedale di Bentivoglio.

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Una chiatta sul Canale Navile mi porta agli inizi del secolo scorso, il Mulino di Ponte Poledrano è ancora in funzione e gli agricoltori guardano il loro frumento diventare farina montando un asino che tira un carro. Poco più in là il Marchese Pizzardi osserva i lavori da una finestra del suo splendido Palazzo Rosso, gioiello in stile liberty dove spicca la sala dello Zodiaco. E sull’altra sponda del fiume i suoi operai proseguono nella ristrutturazione del Castello. Ha acquistato anche quello, il Marchese, la Domus Jocunditatis voluta sul finire del XV secolo da Giovanni II Bentivoglio per farne una tenuta da caccia e teatro del primo incontro tra Lucrezia Borgia e Alfonso D’Este. Torri merlate, grandi stanze affrescate, ponti levatoi…robe che se fossimo in America ci sarebbe il biglietto d’ingresso a 15 dollari e pure il gift shop con le magliette personalizzate.

Chissà quante volte ci sono passato davanti senza nemmeno farci caso, forse l’andare a vivere lontano mi ha fatto apprezzare quanto di bello avessi intorno. O forse ha ragione Pirandello a dire che “vale più una pietruzza in patria che un regno fuorvia”. Questa sera andrò alla Trattoria Le Stelle ed ordinerò delle tagliatelle al ragù, quest’estate non mi muoverò da qui.

Andrea “Orto” Ortolani


Le immagini sono state scattate da Andrea Ortolani durante una di queste giornate estive. Lui suggerisce di guardare anche Bentivoglio e dintorni dove c’è del gran materiale in realtà


Noi ascoltiamo e promuoviamo tanta musica, se volete qui c’è la colonna sonora di questa puntata. Se avete Spotify seguite la playlist, ogni puntata verrà aggiornata.


SUPERCLASSIFICA HMCF vol.3

A questo giro ci siamo aggiornati e sono cambiate un pò di cose in questa maxi classifica. Restano le certezze, arrivano quelli forti e purtroppo pure l’estate.

Il disco di Postino invece mi è piaciuto tantissimo. Non so esattamente il motivo, ma reputo questo un prodotto autentico e la copertina della playlist è doverosa. Nel mare di musica Italiana d’autore – o pseudo tale – un pò di sana verità fa bene a tutti. Probabilmente prossimo crack di indieitalia?

I Mala sono un duo con base a Torino, il loro disco “totocaos” è uno dei prodotti più sottovalutati dell’anno perché rappresenta perfettamente la contemporaneità con una certa personalità e una poetica matura. Il brano “lince” meriterebbe ragazzine tumblr e le loro foto con citazione sotto. Bravoni.

In classifica entra anche il progetto Laneve che ha qualcosa di molto interessante. Non è indie, non è rap, ma soprattutto non è indierap. Un disco che nel suo essere basilare – ma non per questo fatto male – ha qualcosa di originale, sincero e onesto. L’ esigenza comunicativa – frase che va molto di moda – è reale, ben espressa e lascia una sorta di curiosità. Piace.

COLLETTIVA SUMMER ED.
Utilizzare Spotify per conoscere il territorio e scoprire cosa si respira in giro per l’Italia è un grande lavoro di ricerca che stimola le nostre giornate, il nostro tempo libero. Proseguiremo nei prossimi giorni e rilanceremo, partendo dal territorio in cui siamo cresciuti, raccontando in un torrido Agosto, la provincia Bolognese, paese dopo paese, chilometro dopo chilometro. Ora però, visto che in molti si va in vacanza, facciamo una bella playlist collettiva, quindi tocca a voi aggiungere brani che non conosciamo, che volete condividere. Sì, può valere lo spam, no, per ogni artista vale solo una canzone. Quindi se volete, ditelo a un vostro amico e aggiungete un brano.
Poi seguite la playlist e dateci dentro.
NAPOLI CAPITALE

Retrò e avanguardia, passato e futuro, vita e morte. Napoli è la città più veloce al mondo, sembra di stare in una galassia diversa; dietro a ogni angolo c’è una nuova scoperta, qualcosa in grado di unire il comune con lo straordinario. Respiro funk, rap, rock ed elettronico, accompagnano le vie della città che con la sua bellezza mozzafiato sembra quanto di più interessante possa esserci. Noi abbiamo provato a farla suonare così.

REAL TOSCANA

Può sembrare una provocazione eppure il movimento/scena Toscana è quella che porta sempre maggior ricambio negli interpreti. Abbiamo scelto di chiamarla Real Toscana, perché a noi sembra una vera e propria corazzata: rock, hip-hop, funky, cantautorato ed elettronica, tutto progredisce e si contamina in modo non indifferente. In questi anni poi, ci siamo fatti molti amici nella zona e il lavoro che ci mettono per promuovere musica e cultura non è scontato. I Toscani sono così, persone tenaci e grandissimi lavoratori, capaci di accogliere senza mai smarrire le proprie origini. Lunga vita dunque a questo modello, che avrà criticità interne, ma non molla mai un cazzo.

 

POSTMODERN TERNI
Anni fa, ci ritrovammo a raccontare la storia della squadra di calcio e qualcosa ancora è rimasto dentro. Acciaio, acqua ma soprattutto postmodernismo, così viene riassunta. Terni è una delle città che troppo spesso è stata lasciata sola dalle istituzioni; con la nostra becera cultura pop, probabilmente non toccheremo quello che può definirsi il motore della città, ovvero la forza operaia, ma speriamo di poter dare a tutto ciò un minimo risalto con queste canzoni che direttamente o meno, sono nate per le vie della città. Perchè la cultura aiuti la rivoluzione, perché la cultura sia promotrice di un movimento reale, fatto di persone, e in grado di suonare così.
Evviva Terni, evviva Riccardo Zampagna.
RIVIERA PARANOICA
Con l’arrivo dell’Estate ci sembrava doveroso raccontare la mitica Riviera Romagnola, non solo quella degli ombrelloni colorati e dei pr che girano per strada invitandoti a eventi a cui non vuoi andare, bensì un sottosuolo raffinato in grado di sperimentare, non solo in questa noiosa stagione, ma durante tutto l’anno solare da diverso tempo. In Riviera si muove uno spirito audace e veritiero, senza grossi fronzoli e per noi, suona circa così.
EMO ITALIA
È Luglio. La maggior parte delle persone ha già prenotato le vacanze. Tu soffri, tra casa e lavoro, studio e lavoro, casa e studio, insomma la vita, nonostante le storie personali e tutte le fortune del mondo alle volte pesa. Questa è una playlist coraggiosa, dove sicuramente manca qualcuno, ma che ha il dovere morale di intercettare, anche con un solo click, il disagio di un semplice momento. Che poi questi discorsi sono scontati e banali, il nuovo punk Italiano ti fa stare veramente bene.


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