IT NEW WAVE VOL.2

Siamo rimasti soli un’altra volta. Ogni volta, quando è Settembre e ormai fa buio presto. Nel nostro selvaggio e delicato umore, in questo lieve equilibrio, ci possiamo accompagnare, consolare, restare in piedi e respirare, però alla fine questo tempo arriva e ci farà perdere e quasi annegare. È autunno appunto, è il solito quadro autunnale che aspetti, perchè alla fine l’estate non ti è mai piaciuta, non ti sei mai divertito. È l’autunno anomalo, quello dove non puoi nemmeno stare dentro ma sperare che fuori la meteorologia sia clemente; è tutto atipico, persino la solitudine di nuovo e ancora. Perchè è arrivato l’autunno, l’autunno anomalo, poi ci sarà l’inverno e l’unica disperata richiesta sarà quella di passare questa stupida solitudine. Sarà un percorso lungo, che suonerà così, perchè qualche tempo fa abbiamo scelto di farlo in questo modo e almeno il movimento non è mai fermo e noi, nel nostro silenzio almeno possiamo muoverci.


 

††MEGADROP†† – si respira su bandcamp

Come sempre di Venerdì le nuove uscite discografiche e le mega playlist da scalare per raggiungere il successo degli stream. Vabbè ok, stronzate. Qui invece, dopo una ricerca ossessiva siamo tornati al 2010 – come facciamo da qualche mese – e quindi siamo volati a provare la nuova user experience di bandcamp che resta tutt’ora la piattaforma preferita dai progetti musicali perché permette sia di vendere musica e merchandising direttamente al fruitore, ma soprattutto detiene una fortissima cerchia di appassionati e addetti ai lavori, attenti a sostenere gli artisti veramente indipendenti e i movimenti culturali creati dal basso. Se su SoundCloud – come abbiamo studiato con il primo approfondimento di ††MEGADROP†† – vale più o meno tutto a livello di pubblicazione, qui invece il livello qualitativo si alza decisamente e la newsletter settimanale pubblicata dal portale stesso lo testimonia. Noi abbiamo deciso di raccogliere un pò di materiale interessante rilasciato nell’ultimo periodo, made in Italy ma non solo, notando che anche Gianni Agnelli dalla sua camera ha fatto la sua personalissima wishlist sul portale (funzione veramente ok).


Qui dentro troverete un progetto veramente interessato realizzato da Museek x il Moninga Festival che ci porta in un altro/alto spazio sonoro, qualche nuovo meraviglioso progetto della triade – WWNBB – To Lose La Track – V4V (che pezzone) e poi ambiziosi sentieri. musicali con Il quadro di Troisi di cui siamo già innamorati, il nostro amico Stèv che speriamo di vedere presto a lavorare per il cinema di alto livello e molto altro. Rap, post soul, elettronica e persino dei cantautori Italiani nuovi, crudi, reali, mica figurine. C’è un mondo qui che si muove, respira e soprattutto fa respirare, perchè ogni Venerdì ormai c’è una bulimia musicale che toglie ogni tipo d’entusiasmo. Mettete le cuffie, respirate anche voi su bandcamp.


††MEGADROP†† è un nuovo percorso che abbiamo creato con la naturale esigenza di condividere e ascoltare nuove proposte, la copertina è di @nonseguirminoncapisci, se avete voglia, proponeteci le vostre canzoni su info@collettivohmcf.com la pubblicazione è gratuita, non chiediamo soldi e non vendiamo un cazzo di niente. Fate voi, respirate un pò qui con noi.
EMO ITALIA VOL.2

Sono passati due anni dal volume 1 di questa playlist e anche il nuovo punk Italiano è cambiato aprendosi a nuovi orizzonti. Abbiamo scelto di raccontarlo con queste canzoni che, come al solito, faranno incazzare qualcuno, però abbiamo ritenuto potessero essere la sintesi perfetta dell’evoluzione di un sottosuolo musicale che continua a produrre quelle che alla fine dei conti, sono le vere colonne sonore delle nostre giornate lontane da tutto. Da Nord a Sud comprese le Isole, dalle chitarre quelle vere che lasciano presagire al benedetto “ritorno del rock”, al post hip hop, che grazie a un linguaggio sincero e senza sovrastrutture è in grado di penetrarti il cervello, fino a brani più catchy ma davvero puri, la nuova scena musicale emo ha avuto la sua rivoluzione. E per noi, suona circa così.

††MEGADROP††  – c’è vita oltre spotify

Limitarsi a credere che basti una piattaforma a fare ricerca oppure a discutere il valore e il risultato di un progetto artistico/musicale sarebbe un esercizio troppo semplice. Il modo di fruire la musica e non solo, nel corso di questi anni cambia di continuo, anche in piccoli meccanismi impercettibili, però una cosa deve restare chiara, il mezzo non è mai un fine, per questo abbiamo deciso di trovare, come sempre nuove idee da sentire, studiare e perché no, dare loro spazio. Su soundcloud negli ultimi anni si muove il sottosuolo musicale migliore, quello dove c’è ampia sperimentazione e dove alla fine gli artisti scelgono in maniera consapevole e non, di mettersi in gioco senza nessun tipo di ansia da playlist o da visualizzazione. Un meccanismo questo, che ha permesso alla stessa piattaforma di svilupparsi permettendo diverse funzionalità da un punto di vista tecnico oltre al semplice account gratuito dove in poche semplici mosse sei in grado di essere online con una tua canzone. In questo spazio libero e senza particolari influenze esterne abbiamo trovato una marea di progetti irresistibili nel corso del tempo e abbiamo deciso di mettere insieme queste 30 canzoni in una playlist che non ha nessun tipo di fine, bensì vuole essere l’anticipo di tutto quello che sentirete domani, però oggi.

Collettivo HMCF · ††MEGADROP††


 

††MEGADROP†† è un nuovo percorso che abbiamo creato con la naturale esigenza di condividere e ascoltare nuove proposte, la copertina è di @nonseguirminoncapisci, se avete voglia, proponeteci le vostre canzoni su info@collettivohmcf.com la pubblicazione è gratuita, non chiediamo soldi e non vendiamo un cazzo di niente. Fate voi, benvenuti all’inferno. 

Classe 2021 – guida cult in vista del futuro.

Questo genere di progetti ci affascina e in fondo la classe2020 è andata piuttosto bene quindi forse, tirando le somme, portiamo anche un pò di sano culo fortuna. Quest’anno rilanciamo con 35 nuove proposte, alcune sicuramente conosciute, altre solamente sentite nominare. Come sempre, seguiranno critiche, dibattiti e “manca questo” oppure “manca quell’altro” non vi preoccupate, non è una classifica, noi leggiamo, ascoltiamo, guardiamo e se mettessimo davvero d’accordo tutti, significherebbe che non abbiamo capito proprio un cazzo di tutto ciò.


Andreotti – Angelica – Ariete – Bautista – Benelli – Boriani – boyrebecca – Byenow – Corei – Ditonellapiaga – F4 – FREEZ – Gabriele Troisi – Germanò – Giallorenzo – Gigante – I Lara – I Tordi – Ibisco – Iside – Joe Elle – Laurino – Lefrasiincompiutedielena – M.E.R.L.O.T – Miglio – Milano Shangai – Nahaze – Nicolaj Serjotti – Nove – Pascucci – Post Nebbia – SPZ – Studio Murena – TOMMY DALI –  Vipra – Wemme Flow



Bautista – ne parlavamo tempo fa, questo progetto prende l’emo e ci aggiunge il raggaetton quindi vedete voi. Divide, perché ambizioso ma non per questo non va considerato anzi, ci vuole coraggio a intraprendere nuovi percorsi e chissà che non sia proprio il periodo giusto.

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Angelica – è il momento di fare il salto. A un certo punto é chiaro che i brani hanno subito la rivoluzione e lei vive per questa cosa e non per altre stronzate; credibile e con quell’anima fuori dagli schemi. Sarà un successo.

Ariete – grazie al cazzo direte. Lo sappiamo benissimo però è giusto premiare quella che ribalterà il sistema musicale Italiano al femminile. Lei c’è tutta, sa far tutto, ha successo, ne avrà ancor di più. Giustamente.

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Benelli – sanno stare sul palco in modo assolutamente credibile e hanno questo retrogusto rock molto puro che non possono perdere. C’è del caos, c’è del concetto di Rockstar ma poi pure altro, avanti tutta ragazzi e senza limiti.

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Laurino – pulito, squisito e inquadrato. Ancora c’è da meravigliarsi perché uno così non abbia fatto il salto date tutte le capacità in suo possesso. Forse serve dinamismo, però per noi già spacca.

Corei – lui si sottovaluta. Lo conosciamo e ci lavoriamo; il suo cloudy club legato al rap non è altro che un rap distopico perché appartiene a una vera e propria utopia. Unisce armonie, rime, old school e anche emo/trap, è difficile nonostante l’impatto, però ha un potenziale quasi unico. Lavoriamo, lavoriamo, è lunga ma ne varrà la pena.

Joe Elle – fresca senza troppe pretese o velleità di nessun genere, spontanea, mai eccessiva, catchy e anche divertente. Ogni tanto bisogna prendersi meno sul serio e fare le cose con lo spirito con cui devono essere fatte ovvero grazie a una sincera spensieratezza. Che poi alla fine il demonio interno è ovunque e lo sappiamo.

Ditonellapiaga – alla fine un nuovo modo di scrivere canzoni al femminile esiste, soprattutto grazie a questa produzione selvaggia e un pò malata. Uno dei progetti che ci ha dato più entusiasmo in vista del 2021.

Giallorenzo – il punk fighetto come piace dire a noi. Un po’ colto, un po’ pulito però credibile, perché i riferimenti sono giusti e il loro talento non è mai in discussione. Restano a un passo dal successo, meglio così per loro, ci vorranno le spalle larghe e devono tenersi pronti.

Post Nebbia – paladini del buon gusto, giovani, precisi e squisiti. Sono il nome del futuro, quello su cui non c’è alcun dubbio perché lo stile batte addirittura le loro capacità; attenzione però oltre la forma c’è gran contenuto, per questo sono speciali.

I Tordi – facciamo coming out, noi vorremmo lavorare con loro. Spaccano, c’è del genio che arriva dal futuro nella loro musica con questa finta ingenuità capace di renderli consapevoli; vengono da un altro pianeta, fidatevi.

M.E.R.L.O.T – è il maggiore indiziato a diventare il trend topic dei gruppi facebook dove il chiacchiericcio genere il famoso hype. È sincero in quello che fa, senza pochi fronzoli o strategie alle spalle, per questo lo stanno premiando tutti.

Studio Murena – un jazz hip hop di grande qualità. Solitamente questi progetti risultano ambiziosi e spesso scontati, eppure sarà la scrittura, sarà lo stile che si muove negli arrangiamenti o semplicemente l’idea che sembra tutto così naturale ma questi sembrano davvero originali e preparati. Super.

Wemme Flow – energico e positivo. Che poi lui dirà di no, ma finalmente qualcuno che fa hip hop su certi suoni e non sembra così in presa male. Potrebbe diventare una pop star, sicuramente il suo futuro è già scritto.

Nicolaj Serjotti – nel sottosuolo si muovono artisti che hanno una forte integrità nel fare musica e lo si sente quando scrivono le proprie cose. Lui è davvero unico per certi versi, vogliamo proprio vedere dove potrà andare con tutto questo talento.

Iside – sono molto raffinati ma nascondono una giungla interiore, per noi valgono già così però c’è qualcos’altro da scoprire e anche loro lo sanno. Bravi, benissimo, bis.

Ibisco – finalmente qualcuno che prende una città e racconta perfettamente la sua provincia, o meglio la sua zona industriale, quella lontanissima dai salotti buoni del centro cittadino, quella dove fa un gran silenzio la notte mentre di giorno si lavora. Insomma, un cantautore post industriale, in Italiano ma che profuma tanto di grande provincia Inglese. Bellissimo.

Gabriele Troisi – lui ha questa voce qui, può sembrare figlio del mondo hip hop e lontano dai cantautori eppure profuma di musica Italiana e nazional popolare, il che non è mica una cosa negativa, soprattutto se scritta e interpretata con questo dono qui.

Lefrasiincompiutedielena – di lui è il dolore che si percepisce da quello che scrive. Che sia reale o effimero non è importante, sa perfettamente come trasmetterlo, per questo andrebbe custodito preziosamente.

Pascucci – fa musica pop però è una quota necessaria in questa classe, anche perché lo fa molto bene e senza nascondersi dietro ad altre etichette di genere. Musica pop, fatta bene, c’è un filo di soul che non guasta e lui sembra funzionare meravigliosamente.

Boriani – bisogna ancora inquadrarlo però ci sono tutte le caratteristiche per sfondare il muro e prendersi un posto dove in molti di più lo ascolteranno. Autentico, ci piace un bel pò ora però bisogna capire, chi sei?

F4 – è già il disco più bello del 2020 però noi siamo la sua curva ufficiale perché è riuscito davvero a fare la cosa più originale e sincera partorita da molto tempo a questa parte. Non c’è niente da dire, noi siamo la curva, ora dovete fare i capi ultras.

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Germanò – ritenere Alex l’autore e artista più sottovalutato in Italia penso sia lecito. Ha fatto due dischi bellissimi, viene da un percorso di un certo tipo e siamo convinti che quando riuscirà ad arrivare al pubblico più generalista, avremo una nuova star. E noi speriamo accada presto, molto presto.

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Gigante – il suo progetto è molto semplice: grandissimo gusto e una forte identità musicale. Per noi, ma soprattutto per tutti, un bravissimo autore e sicuramente uno dei prossimi artisti da puntare per il salto nel grande pubblico. Bravo, bravo e ancora bravo.

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NOVE – vorrebbe essere punk, in realtà è una delle migliori voci che ci sono in Italia e alla fine, suona squisitamente pop senza una certa eleganza che non serve più a niente e nessuno. Avanti con la prossima.

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I Lara – sono figliocci del suono anni 80, però sanno cambiare e alla fine tutte le loro canzoni sono delle possibili hit quindi non resta che continuare la semina perché tanto, prima o poi, qualcosa deve succedere per forza.

Byenow – contaminazioni che arrivano da un altro pianeta. Molto interessanti, scelte per nulla banali e assolutamente credibili in ciò che fanno. Vediamo se succede qualcosa, se lo meriterebbero.

SPZ – la psichedelia e l’animo dream pop, rendono questo percorso complicato e originale. Le idee sono ben chiare e l’obbiettivo è dietro l’angolo perché davvero c’è un bisogno disperato di questo coraggio musicale.

boyrebecca – la versione proveniente dal futuro di tutto ciò che sta funzionando ora. Questo è il tipico progetto che da un momento all’altro può esplodere e tu giustamente puoi fermarti e dire “lo sapevo”.

Vipra – il numero uno.

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Andreotti – sarà la nostalgia della prima Repubblica, sarà che alla fine per quanto comune e divo, questo nome un pò ti lascia perplesso però purtroppo lui non è l’ennesimo cantautore indie che scopa con spotify. Forse è un troll, però è bravo.

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Miglio – il punto è che qualcosa di puro c’è, lo senti e lo percepisci, manca la messa a fuoco ma mollare adesso sarebbe davvero stupido. Bisogna continuare a darci dentro, perché non si sa mai che la credibilità nasca proprio dalla costanza.

Milano Shangai – tanto mistero attorno a questo progetto per via del loro linguaggio miscelato alla musica che propongono. Le capacità di stupire ci sono, la visione non è assolutamente un problema, la curiosità su dove possono arrivare è tanta.

Nahaze – delicata ma con una grande forza interiore. La personalità con cui si è presentata fuori dalla sua cameretta ci fa capire che abbiamo trovato finalmente una performer internazionale, staremo a vedere ma ci divertiremo.

FREEZ – le band giovani che suonano bene. Meglio di così, cosa volete dire? Un pò ci energia, un pò di palle in questo mondo di debosciati e figli degli aperitivi un pò gnegnegne. Per un mondo migliore, speriamo nel loro successo.

TOMMY DALI – finalmente qualcuno che propone rhythm and blues senza torturare i coglioni e sembrare la stessa perenne canzone, lui è proprio forte. Ma sul serio e ha una fame che riusciamo a sentire anche da qui.

Fatto in casa

In questi due mesi abbiamo deciso di tornare alle origini. Siamo nati nel 2010 quando la musica ancora viveva di poche e semplici sovrastrutture, al tempo, ci divertivamo a creare della compilation su bandcamp con un sacco di artisti che conoscevamo e apprezzavamo. Tu entravi, scaricavi il tutto sul tuo computer e ti ascoltavi una selezione di brani emergenti; quello era il nostro modo per spacciare musica, in totale legalità e con la massima collaborazione da parte di piccole realtà che si muovevano nell’epoca post myspace nel mare d’internet e dei social network ancora per noi entità sconosciuta. Volevamo ricominciare da lì, con quest’idea editoriale che vede la partecipazione di 26 progetti musicali, con illustrazioni, racconti, una fanzine, che tempo fa avevamo stampato per davvero ma che questa volta potete vedervi in 9:16 e infine una playlist, con il meglio di tutto ciò che è uscito in questo periodo sospeso.


Qui dentro troverete contributi tratti da trasmissione radiofoniche, dirette su YouTube, Instagram, Facebook, Twich ma non solo, anche cover realizzate in casa per questo progetto o addirittura inediti o grandi rarità racchiuse nel hard disk di questi artisti, che per la maggior parte dei casi sono amici e che ci hanno aiutato nel realizzare questa bellissima compilation fatta in casa, negli ultimi mesi.

RETRO

Ringraziamenti doverosi per tutti coloro che hanno partecipato vanno a:

42 Records • Alessandro Panzeri con cui ci sentivamo sempre ogni giorno dopo le 23.00 • Astarte Agency  • BPM Concerti • Costello’s • Covo Club • Dischi Sotteranei • Fonoprint • Futura Dischi • INRI • Michele Novak detto il pornoattore • Nufrabic Records • Pietro Giolito detto PIOTR per il wetransfer • RC Waves • Simone Castello • To Lose La Track • Totally Imported • Trident Music • Vittorio Lauri che per noi somiglia a Tommaso Paradiso


Difficile trovare band giovanissime e così preparate, quasi impossibile. Finalmente qualcuno che sa suonare davvero e ha gusto per la scelta musicale; il progetto è ambizioso, questa cover pure, il risultato assolutamente soddisfacente.

Il mondo alternative ha spesso bisogno di supereroi e loro hanno tutte le carte in regola per esserlo, attenzione però, come dice Batman, “o muori da eroe o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo”. Le possibilità attorno a questo progetto musicale sono così tante, che devono semplicemente scegliere cosa fare da grandi. The next big thing.

Un brano privo di ritornelli, capace di entrarti nella testa come un martello. Se questa canzone fosse stata fatta dai Gorillaz sarebbe divenuta una ballad post bellica perfetta per una rivoluzione gentile. Sublime.

I nuovi cantautori sono tutti uguali tranne lui, capace di leggere con malinconia il mondo che lo circonda. Non si prende sul serio anche se in realtà siamo convinto che in gioco ci sia molto di più. Ok basta, adesso balliamo.

Uno dei pochi dischi veramente belli usciti nel 2020 è il suo. Le sue idee nella semplicità di questa cover, è probabilmente il progetto musicale più originale e ambizioso ma pur sempre onesto che abbiamo avuto il piacere di conoscere negli ultimi tempi. Meraviglioso.

Nella versione realizzata negli studi Fonoprint di questa canzone c’è tutto il lato più ludico e spensierato di Nostromo, cantautore con i tatuaggi, ma con lo sguardo maturo e in grado d’ipnotizzarti con la voce. Ritmata, delicato e quasi fanciullesco nel suo modo di cantare dal vivo. Mozzafiato a ritmo di samba.

Riuscire a dare una chiave ulteriore al brano di Fabri Fibra sembrava quasi impossibile, eppure la voce e l’anima sintetico/digitale/emotiva dei Costiera emerge in questa versione registrata in mezza giornata da Francesco.

Questa versione live notturna ha la capacità di rendere giustizia alla canzone e all’artista. Dietro l’anima pop di Fosco17 c’è tutto un mondo fatto di ricerca e studio ma soprattutto la capacità di rendere piacevole qualunque canzone con grande semplicità.

La sfida di questa cover è vinta in partenza, per la scelta e il modo di farla sua. Ci sono gli Stati Uniti ma anche le metropoli Europee nel suo essere cantautore e questo lo rende uno dei migliori in circolazione.

Lo street pop è il genere anche da casa sua con un pieno di energia e quella malizia necessaria a rendere questo brano esplosivo anche se te lo ascolti dal divano.

Ha la grande forza di risultare originale pur facendo canzoni che possono essere catalogabili in tante sfumature di genere; è una questione di approccio e anche di scrittura, libera da ogni sovrastruttura.

Prendi un cantautore e mettilo nel mondo trap, dove ci sono melodie e parole potentissime; potrebbe sembrare una sfida difficile, eppure è questa la zona di confort di un ragazzo poco più che ventenne nella scena contemporanea. Concreto.

Questo brano viene da un profondo buio e cantato dal vivo, senza nessun mezzo tecnologico sembra ancora più vivo e le paure prendono una forma consistente. Umano e ricco.

Le band che si applicano e realizzano brani del genere dal vivo meritano la gratitudine eterna; sofisticati, retrò e particolarmente incisivi. Un nome molto interessante per il futuro prossimo.

La musica è prima di tutto condivisione e il talento si percepisce quando si è in grado di rendere cose semplici estremamente profonde e cose difficili banalmente facili. Questa è la formula necessaria per distinguersi e proseguire nei propri percorsi, diteci voi se tutto ciò non vi ha fatto riflettere.

L’esigenza comunicativa e lo sguardo sono la base per poter lavorare con le parole in musica; questo tipo d’operazione riesce perfettamente perché le produzioni sono fondamentali quando si tratta della seguente disciplina, ma lo spirito nel comunicare ha una marcia in più. È fortissimo.

Ancora bisogna chiarire come può un ragazzo di appena 20 anni riuscire a miscelare tutti questi suoni ma soprattutto queste epoche. Già perché nella sua musica ci sono le grandi star del jazz di un tempo, le attuali popstar e pure una vera e propria anima scura. In attesa di rivelarsi per le sue doti canore, questa è la musica dello spazio forse.

Il nostro Sufjan Stevens, che prende un grande tormentone e riesce a costruirci un castello solido, espressivo e armonico. Le chitarre danno l’armonia necessaria a rendere umano questo prodotto con quella delicatezza che non può lasciarti indifferente.

È il canto notturno della città che si spegne, sono i colori di una comunità che forse non dorme. È la voce intensa che racconta le storie. Scanzonato, malinconico, reale e con dei tratti pieni d’anima pura. Bello davvero.

Avere immagini pratiche in testa, perché uno degli esercizi più difficili è proprio questo: trovare parole semplici in grado di non lasciarti inerme. Lei ci riesce sul serio.

Il soul cerca sempre nuovi beniamini e la formula per il successo non è facile, eppure nella sua musica c’è la consapevolezza di un lavoro metodico e tutto un mondo che bisogna scoprire, però sentite come canta dal vivo, pare inciso su disco.

Mi piace molto il nome di questo cantautore anche perché rappresenta pienamente ciò che fa: è crudo, a tratti sparisce e per questo è davvero unico. Sofisticato e sincero, bravo.

Collettivo HMCF · Mivergogno – Bel Pomeriggio

In un certo senso è come se Flume decidesse di fare cover e ci mettesse una novella Jorja Smith a cantare anche l’elenco telefonico. Il risultato non lascia indifferenti.

Pogare in cameretta è il sogno di tutti soprattutto dopo questi due mesi, ci voleva un post punk come lui a prendere una band che fa tanto casino e metterla in camera senza fare la solita noiosa interpretazione acustica.

Metodico e romantico, proprio come una storia scritta da Dino Buzzati però fatta con la musica elettronica, le sensazioni, i suoni e quest’ambientazione fuori dal tempo che la rende unica.

 

Negli ultimi tempi c’è sempre questa rincorsa agli anni 90 soprattutto in Italia, qualcuno che non gli ha vissuti ma che ha sempre fatto la musica così però esiste da molti anni.

SCARICA IN FRI DAUNLO // FREE DOWNLOAD QUI 


Con essa ci sarà la nostra prima fanzine in 9:16 che invece racchiude tutte le immagini più significative per noi di questo periodo di forzata chiusura in casa; immagini che si sono ripetute dalla televisione ai social network, dai social network alla televisione, in maniera ossessiva e per cui abbiamo deciso semplicemente di riderci sopra pensando sia solamente una grandissima follia collettiva quella dell’informazione degli ultimi tempi. Un sogno, un’allucinazione, una follia, per molti sicuramente un incubo. Però volevamo ricordarcelo, anche perché vi promettiamo che non finirà come Lost dove moriremo tutti.

Beppe Sala ha scelto di rispondere con “Milano è una città aperta a tutte le culture” il risultato? Lockdown prolungato per tutti, tranne che per i cerbiatti rei di aver sempre “mantenuto il distanziamento sociale”. Diverso l’approccio di Vincenzo De Luca e delle foto che lo ritraevano vestito da macellaio in casa, intento forse ad ammazzare qualche dolce animale simile ai cerbiatti “qui da noi, i cerbiatti si fanno al forno, ma quale movida”. Seguiranno polemiche e denunce dagli ambientalisti.


Infine, una playlist con quello che abbiamo ascoltato in casa, soprattutto appena rilasciato in giro per il mondo. C’è il meglio del meglio ci dicono dai piani alti, noi avevamo il dovere di aggiungere questo ulteriore contenuto a questo progetto che vuole, come detto in precedenza, raccontare un gruppo di ragazzi e quello che hanno visto e sentito in questi 3 mesi restando a casa e non creando nessun tipo di problematica alla società. È stata dura, ma così suona meglio. Davvero.


Dedicato a un giorno brutto in cui a un certo punto non c’eri più, però non si è mai capito se ti fossi perso nell’umidità o non fossi proprio mai esistito. Spesso capita, spesso te lo chiedi. Poi a un certo punto passa e stai meglio. 

cover + illustrazione per la compilation a cura di @livialbanese

illustrazioni fanzine a cura di @nonseguirminoncapisci

playlist “ascoltata in casa” a cura di @fed.phtl 

collettivohmcf2020®© la tua squadra preferita

Bisogna cercare di fare un pò di più

L’industria discografica ha lanciato ieri il movimento #blackouttuesday e tutte le nostre filter bubble social sono state invase da immagini nere; qualcuno ha sbagliato hashatag, ma questo non è troppo importante. È stato molto interessante vedere un certo tipo di comunità mettersi in gioco verso una tematica delicata che seppur riferita a un paese lontano da nostro, resta insita nella maggior parte della società. Finito il rumore delle foto totalmente nere però mi sono chiesto perchè in Italia, il sistema musicale non parli di politica o come ho sentito dire in quest’intervista, gli artisti sono spesso “disinteressati”. Tralasciando endorsment di partito o di politici, pratica che in Italia, porta pure una discreta sfiga, mi sono domandato perchè spesso e volentieri quelli che sono gli artisti preferiti da una buona parte di persone, non si espongono mai su una serie di battaglie per cui, ci sarebbe bisogno anche e soprattutto del loro megafono. Michael Jordan circa 30 anni fa sosteneva che “anche i Repubblicani comprassero le scarpe“, come a voler sottolineare che in realtà le logiche di mercato alla fine vincono su tutto. Aldilà della battuta o meno del noto giocatore di pallacanestro, non è difficile pensare che quello che si nasconde nella mancanza di esposizione politica sia anche un problema legato all’esercito di seguaci trasversali che seguono la carriera di un progetto musicale/commerciale. Recentemente, i fan di Vasco Rossi, hanno iniziato a redarguire Vasco Rossi in seguito a un post molto lineare e chiaro di Vasco Rossi. In realtà, da questo si può dedurre che non è facile dialogare di certe tematiche con il proprio pubblico anche se, la musica deve avere anche una dimensione identificativa che purtroppo negli ultimi tempi è venuta un pò a mancare. Con questo non bisogna pensare che un musicista x deve essere ascoltato solo da chi la pensa come lui, ma il musicista x ha la possibilità di abbracciare alcune tematiche che riguardano un’intera comunità e non solo la propria cerchia ristretta di amici. Di certo è chiaro, diventa difficile pensare di creare una massa critica se prima di tutto, non hai gli strumenti per esporti in prima persona o addirittura “non sei interessato”.

Bisognerebbe cercare di fare un pò di più forse, farsi trovare pronti quando c’è da argomentare una posizione critica su alcuni temi e non lasciare che tutto succeda mentre noi ascoltiamo delle canzoni o andiamo a un concerto. La musica non è politica, ribadiamolo, ma si muove in una società, dove sicuramente certe personalità hanno la possibilità di poterla migliorare. Anche e soprattutto in una zona della società in cui l’interscambio e il dibattito sono il sale per decretare il successo o meno di un progetto, dove il chiacchierare (troppo spesso di puttanate) è indicatore di sviluppo e funzionalità di una canzone. Essere divisivi forse è l’unico modo per potersi creare una propria identità, poi ci sono canzoni, marketing, dischi fisici e concerti, ma quando c’è da cambiare qualcosa in una società, sarebbe importante ridare qualcosa a essa, non solo con le proprie canzoni ma anche e soprattutto con la propria persona.

 

Purtroppo i concerti in streaming non salveranno la musica.

Ormai tempo fa, Dario Franceschini (attuale ministro della cultura ndr) lanciava una soluzione semplice, un pò frettolosa e anche banale di un “netflix della cultura”. Tour nei musei, concerti in streaming e chissà quali dibattiti sul tema, più o meno stimolanti, sarebbero l’immaginario di questo progetto. Premesso che una piattaforma a pagamento che propone solo contenuti legati al mondo della cultura potrebbe essere un tentativo interessante non per sostituire la dinamica dei concerti o delle esperienze a contatto con la disciplina artistica, bensì per proporre un percorso parallelo. Pagare per vedere un concerto in streaming è cosa per pochi, troppo pochi. Recentemente Venerus ha tenuto un live meraviglioso in diretta su Dice TV; bellissimo, atmosfere pazzesche e esito a quanto pare molto soddisfacente. Ma purtroppo no, non è la soluzione per salvare il sistema perchè appunto, questo genere di operazioni premierebbe sempre e comunque chi ha le spalle coperte e una certa fanbase in grado di permettersi di pagare 5/7/10€ per acquistare un biglietto. È un buon palliativo, per pochi, ma resta un’idea priva di inclusione, ahimè, perchè già il sistema presenta molte falle senza quello che è successo negli ultimi tre mesi, figuriamoci adesso. L’idea che si possa ripartire da chi è in grado di avere un traino verso il potere d’acquisto delle persone è quanto di più sbagliato esista. Durante ogni settimana, nell’arco dell’anno solare, migliaia di progetti musicali, tecnici, fonici, grafici eccetera eccetera lavorano attorno a serate, piccoli e grandi palchi, con pubblico di passaggio, persone disinteressate o semplicemente curiosi. I loro punti di vista non rappresentano probabilmente il potere economico maggiore in questa industria assai debole, ma come andiamo ripetendo da diverso tempo, sono proprio coloro che seminano e aiutano a crescere il sistema dal basso, quasi formando le persone. Ci piacerebbe e quest’iniziativa potrebbe essere utile, pensare a una ripartenza in grado di non dimenticare gli ultimi e nemmeno quelli che stanno in mezzo; non è da un biglietto per medio/alti artisti che si riparte e non è da qui che ci si può considerare fautori di un tentativo di ripartenza. Sarebbe più interessante, investire in contenitori e non sui contenuti, creare scatole, grandi scatole, dove si possono racchiudere realtà, dove si deve raccontare tutto un percorso e dove il protagonista diventa subalterno a ciò che è stato creato. La rincorsa al darwinismo musicale è uno dei motivi per cui tutto il sistema rischia il collasso, anche se chiaramente, non siamo idealisti, sappiamo che chi ha raggiunto obbiettivi migliori, ha più possibilità, così come chi ha la possibilità di vendere 1000 biglietti per un concerto in streaming, fa bene a non restare fermo. Quello che spaventa però è la totale mancanza di progettazione dal basso e pochissime idee su come salvare spazi o piccole realtà che probabilmente non hanno la possibilità di sopravvivere nemmeno grazie a una raccolta fondi. Ecco, da qui, avrebbe senso ripartire o almeno, gridare alla soluzione per salvare l’industria, perchè dal punto di più basso della piramide ci sono proprio coloro che forse un giorno, ne saranno a capo. Se partiamo da più in alto, corriamo il rischio di lasciare indietro tante, troppe cose e in fondo, non possiamo ritrovarci a raccontarci di quanto siamo bravi quando non ci sarà più nessuno ad ascoltarci.

Abbiamo delle proposte per la città di Bologna

In queste settimane, ci siamo chiesti cosa sarà del settore culturale nel breve termine soprattutto quando tutti gli altri settori si apprestano a tornare al lavoro e a una vita simile a quella che avevano lasciato qualche tempo fa. Molte idee girano nel mare di internet, con progetti più o meno realizzabili e visioni condivisibili, noi invece siamo voluti partire dal territorio della nostra città che conosciamo maggiormente per immaginare, come legare attività, pensieri e idee, non solo al fine di rendere l’individuo soddisfatto, ma di far accrescere una sensibilità collettiva sulla tematica dell’intrattenimento culturale. La nostra città ha la grande fortuna di poter vivere in un continuo melting pot di storie, sfumature e persone, necessarie per coltivare il tessuto sociale e progredire in tutte le attività commerciali; non esiste lavoro senza potersi svagare e non esiste la possibilità di svagarsi senza lavoro, così come non esiste una cultura di serie a e una cultura di serie b legata alle attività di intrattenimento di piccole o grandi realtà.

Ci vuole quindi, una città in grado di soddisfare i bisogni di socialità, lavoro ed ecosostenibilità sempre e comunque nel rispetto della sicurezza collettiva. La manovra di pensiero creativo spesso si limita alla situazione in cui stiamo vivendo e molte volte capita di fermarsi, intimoriti di quello che potrà essere o meno la fattibilità della proposta. In questo progetto, abbiamo voluto lanciare qualche input, adattabile a quelle che saranno le regole imposte e aperto a ogni soluzione di collaborazione da parte delle realtà più attive del territorio attraverso la propria formazione culturale. La nostra è una sfida rivolta prima di tutto a noi stessi, che come tante persone, hanno bisogno di poter immaginare un nuovo modello per l’intrattenimento culturale del nostro tessuto urbano.

NB: non siamo architetti, ingegneri o urbanisti, sappiamo che ci potrebbero essere delle criticità in quello che abbiamo presentato, magari lo cestiniamo, magari lo adattiamo, sicuramente dobbiamo discuterlo.

“Un rione è una suddivisione territoriale interna a una città o a un centro abitato, delimitata da confini più o meno precisi e dotata di caratteri propri che ne sottolineano l’identità (dal punto di vista geografico, storico, sociale, economico, ecc.).”


Partendo dal concetto di rione, più volte oggetto del dibattito nelle ultime settimane, abbiamo simulato la città divisa in 12 rioni diversi; sarebbe bello immaginare ogni rione con la propria proposta, con le proprie caratteristiche e con i propri spazi. Questa nostra immagine/divisione non è definitiva e non implica la nostra idea, quello che vedrete è uno stimolo, ma noi abbiamo già lavorato a un progetto ancor più delineato.


BARCA • BOLOGNINA • CORTICELLA • COSTA SARAGOZZA • MAZZINI • MURRI • PILASTRO • SAN DONATO • SAN FELICE • SAN MAMOLO • SANTO STEFANO • UNIVERSITARIO

Pattern HMCF

Viviamo nella città delle torri, anche perchè un tempo erano quasi 100, ora ne sono rimaste 24. Fanno parte dell’identità della nostra città, rappresentano una delle istituzioni locali insieme ai portici e per noi sono un segno chiaro e identificativo di Bologna.

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In un momento del genere, la ripartenza culturale può partire dal senso di comunità. Dalle piccole e grandi realtà che nel corso di tutto l’anno svolgono attività sul territorio e hanno la conoscenza degli spazi ma non solo, spesso formano persone e rappresentano sfumature della società. 

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Siamo partiti dalla possibilità tanta discussa di sviluppare il concetto di rione per la nostra città e questo è una delle basi su cui costruire le idee per il futuro prossimo; tanti rioni per noi significa non solo quartieri, ma diverse personalità, associazioni di luogo e realtà artistico/culturali.

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Le comunità vanno riempite d’idee, manifestazioni e la loro sopravvivenza nel corso del tempo parte anche dalla necessità di sapersi rinnovare sempre. Le comunità restano vive se hanno la forza di cambiare e la presunzione di poter crescere internamente nella consapevolezza delle loro persone. 

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La città ha bisogno delle sue comunità, ma le sue comunità hanno bisogno della città. Serve scontrarsi per moltiplicarsi, senza mai dividersi. Dall’incontro tra comunità e città, nasce il nostro progetto.

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La nostra idea si chiama PATTERN. Le comunità si aprono alla città e si legano. Pattern è un termine inglese, di uso diffuso, che significa “disposizione”. Tuttavia viene utilizzato per descrivere, a seconda del contesto, un “disegno, modello, schema, schema ricorrente, struttura ripetitiva” e, in generale, può essere utilizzato per indicare la ripetizione di una determinata sequenza all’interno di un insieme di dati grezzi oppure la regolarità che si osserva nello spazio e/o nel tempo.

1.2

2

1.1

2.2

1.3

2.5

1.4

Quindi perché una città secondo il modello PATTERN?

Sono una realtà attiva nella cultura cittadina

Ho la possibilità di proporre contenuti in sicurezza.

Sono un’attività commerciale restata chiusa due mesi

Ho la possibilità di ampliare le mie possibilità oltre la mia struttura.

Sono una persona che ha bisogno di svagarsi dopo aver lavorato

Possono soddisfare il mio bisogno in sicurezza senza rinunciare a musica, teatro e cinema.

Sono il quartiere Pilastro

Posso far conoscere la mia storia, le mie persone a un numero di persone superiore.

Pattern è condivisione. Pattern è green. Pattern è sicuro. Pattern è creativo. Pattern è semplicemente l’idea di una città aperta.

3.3

Ok, però senza eventi come potrebbe funzionare quest’applicazione? C’è qualche contenuto extra? 

Come attività extra, abbiamo pensato per ogni rione di raccontare la propria identità con delle sculture che grazie a PATTERN avranno la possibilità di farti accedere direttamente con il telefono ad audiolibri, contenuti musicali extra realizzati nella zona o scritti informativi sulla storia del rione.

Questi contenuti possono essere realizzati e coordinati ogni settimana da varie realtà, scrittori o musicisti. Magari recuperando registrazioni passate, scritti inediti e aneddoti di strada. In foto abbiamo messo Piazza San Marco a Venezia dove qualche giorno fa è apparsa la seguente scultura. Immaginateci un QR code che grazie all’applicazione PATTERN ha la possibilità di svelarvi i contenuti del rione in questione.

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Vi facciamo un esempio di contenuto editoriale che si può scaricare grazie a PATTERN?

A Bologna di mattina quando nessuno se l’aspetta c’è molta nebbia. Il cielo è grigio ma non scuro, consapevole che con il passare della giornata in qualche modo uscirà il sole. Nell’ultima periferia cittadina, a pochi passi dai centri commerciali e dalle prime frazioni in provincia lo spazio temporale viene tagliato dai mezzi pubblici e dal silenzio che lo smog accresce parallelamente al traffico. In fondo al quartiere San Donato, nella parte Nord-Est della città sorge il Pilastro quello che storicamente oltre a essere il primo contatto con l’area metropolitana può considerarsi uno degli organi più importanti della popolazione locale. (continua a leggere…)

Questo per il rione San Donato dove sorge il Covo Club e puoi ascoltarti il concerto dei The Drums del 2010 e leggerti un racconto del quartiere del 2016, ma non solo. Tante sono le personalità e le associazioni che si muovono nei rioni durante tutto l’anno e rendono il tessuto sociale attivo e identificativo all’interno degli spazi.

Quindi per farla breve per noi che abbiamo letto tutta sta roba: PATTERN è un applicazione in grado di farti prenotare agli eventi, farti girare la città nel rispetto dell’ambiente, darti la possibilità di invitare amici e farti scoprire zone della città che non conosci. Ma non solo però, ha la capacità di non limitarsi al telefono per la sua ambizione a immaginare un senso di comunità condiviso, ecosostenibile e in piena sicurezza.

3.2

Qualcuno dirà che PATTERN è una semplice applicazione che mette in contatto delle persone all’interno della città eppure vuole avere l’ambiziosa sfida di tener fede a tutte le problematiche che la situazione ci mette di fronte. Sicurezza, condivisione e visione, devono essere le regole per poter far ripartire il settore culturale senza compromessi. Dai territori, che noi abbiamo voluto chiamare rioni e dalle piccole e grandi realtà, che noi abbiamo voluto chiamare comunità, nasce la città in cui vivremo ogni giorno per i prossimi anni. Come abbiamo scritto in precedenza, questo progetto vuole essere uno stimolo al dibattito e prova a proporre alcune visioni a una nuova socialità per la città di Bologna. Siamo consapevoli delle difficoltà di comprensione della situazione in cui stiamo vivendo da qualche mese a questa parte e siamo altresì convinti che le proposte di tutte le attività siano fondamentali. Abbiamo ritenuto necessario immaginare qualcosa del genere soprattutto visto lo scenario in cui stiamo metabolizzando il sistema culturale contemporaneo; quello che succederà domani non possiamo saperlo e davanti a una moltitudine di doveri rispettabili abbiamo semplicemente rivendicato il diritto a non limitarci, pur rispettando tutto ciò che ci circonda.

A proposito di scarti e cultura

Uno dei libri che mi ha maggiormente colpito nel corso di quest’ultimo anno e mezzo di vita, passato in giro per tutta l’Italia da Nord a Sud per un numero non precisato di giorni è stato quello di Jonathan Miles. Si chiama “Scarti” (edito minimum fax, compratelo) e uno degli aspetti principali del racconto è vedere come i personaggi fanno i conti con i propri compromessi, con le proprie difficoltà e soprattutto con le proprie paure grazie a una morbosa e sadica narrativa in grado di spingerli sempre più in giù con la differenza di riuscire sempre a dare uno sguardo speranzoso o più semplicemente una seconda occasione. Insomma, guarda bene cosa sta succedendo, si potrà finire più in basso, ma non è detto che questa sia la fine.

Negli ultimi tempi si parla molto del settore culturale in Italia e si leggono tante iniziative a cui, anche io in prima persona ho aderito con grande presa di coscienza, il punto però è guardare anche in faccia la realtà di ciò che è stato raccontato troppo spesso su questi social network o in generale nel modo di affrontare il dibattito sul tema degli spazi. Nei prossimi mesi, sarà di vitale importanza, sostenere le produzioni dal basso. Lo so, è ridicolo ripeterlo in modo ostinato ma è così: purtroppo da ogni crisi economica ne esce sempre meglio chi ha più strumenti rispetto ad altri.
Eppure la sfida non sarà scrivere una società culturale che salva i più forti o quelli che hanno lavorato meglio, ma soprattutto preservare gli spazi piccoli, le manifestazioni per pochi, i luoghi che danno un senso di appartenenza o identità a coloro che decidono di frequentarli. C’è molto differenza in termini di numeri, potenza economica o semplicemente di lavoro, lo sappiamo tutti perfettamente. Molti spazi hanno volontari, sono associazioni, per molti può non essere visto come un lavoro principale e molti di questi sono invisibili per il modello di stato con cui siamo cresciuti. È importante parlare di questo perchè ho la triste sensazione, che ci stiamo dimenticando un meccanismo fondamentale per tutta l’industria, ovvero quello più fragile ma anche il più florido. Il grande campo pieno di scarti, dove ci si trova per attività sociali e culturali, dove gira ancora meno economia rispetto ad altri luoghi, ma dove si costruiscono le persone.

Perchè come i protagonisti del libro di Miles, nella seconda occasione e nella speranza non c’è una via d’uscita che sarà in grado di liberarli dal loro essere ingranaggi della macchina sociale ma se non altro, però, possono rendere quella macchina un posto migliore.

KNOWLEDGE 40100Ne abbiamo scelti 30. Sono 30 brani, non uno di più, non uno di meno. Sono il sottosuolo Bolognese della musica hip hop, sono nuovi, emergenti, freschi, conosciuti e non solo. Ci sono quelli più integralisti della disciplina, i nostalgici e i figli della nuova wave, non c’è molto altro da aggiungere se non che ogni settimana verrà aggiornata anche e soprattutto con le proposte che ci arriveranno, in alternativa continueremo a esplorare e ricercare nuove idee. Tu devi aggiungerla ai tuoi ascolti preferiti di spotify, solo ed esclusivamente se hai voglia di scoprire la nuova wave, altrimenti no, nessun problema. Ci vediamo sotto al palco, prima o poi.

 

 

Abbiamo chiuso lo Squat Club

Ci piace pensare che questo sia stato un bar trovato per caso sulla statale. Quei posti dove ci arrivi solamente se stai perdendo la strada a pochi chilometri dai grandi centri urbani ma nascosti dalla civiltà, dove il cielo è veramente buio e i rumori hanno tutti un significato preciso. Quelli dove al terzo o quarto bicchiere preferisci fermarti per prendere fiato, dove alla fine ti trovi così bene che non hai voglia di andare a casa e spesso, cerchi la buona occasione per perderti di nuovo, da queste parti. Sono state settimane complesse, dove il tempo è diventato una parte del centrale delle nostre paure, dove per la prima volta non potevamo essere in grado di programmare nulla e soprattutto, dove avevamo l’obbligo di fermarci. In una società del genere, che va così veloce che alla fine il silenzio non riesci nemmeno a riconoscerlo; ecco, abbiamo creato un bancone, ci siamo trovati ogni sera, abbiamo chiamato oltre 100 ospiti e passato 600 canzoni, siamo stati in compagnia per quasi 100 ore e ci siamo confrontati sulle tematiche più semplici e complesse del nostro quotidiano. Il nostro umore era ok, altre volte no, però la fortuna di incontrarsi al bar non è solo la condivisione o la socialità ma l’ascolto, e il poter trovarsi nuovi punti di vista. Ci abbiamo provato e adesso chiudiamo, perchè forse, ci vedremo in giro.



 

SONO STATI NEL NOSTRO BANCONE DIGITALE:

Alessandro Ceccarelli, Marco Cantelli, Lorenzo Salmi, Franek Windy, Mattia Delmoro, Davide Cairo, Lo Sgargabonzi, Alessandro Panzeri, Giovanni Romano, Jesse the Faccio, Everlasting Joy, Valerio Lundini, Popolous, Gente, Simone Castello, Cesare Biguzzi, Patrizio Ruvigliolini, Nicolò Falcone, Fed PHTL, Nonseguirminoncapisci, Murubutu, Luca Ravenna, Anna Rampinelli, Tiziano Marino, Riccardo Vastola, Piero Merola, Alessandro Burbank, Gioacchino Turù, Dario Matassa, Attilio Perisinotti,  Francesco Zani, Michele Cheli, Carlo Pastore, Bob Giachetti, Denise “ dueditanelcuore “, Alessandro Ragazzo, Il cantautore misterioso, Marco Manini, Lele Roveri, Dario Pruneddu, Garda 1990, Livio Ghilardi, Luca Duke Giovanardi, Tommaso Labate, Sergio Messina, Massimiliano Raffa, Fosco17, Bacchini Daniele, Friz, Riccardo Montanari, Machweo Pippo civati, Virginia Ricci, Andres Diamond, Michela Giraud, Jambo Praticò, Simone Stefanini, Oscar Cini, Fabio Nirta, Nostromo, Emiliano Colasanti, Edoardo Munari, Alessandro Gilioli, Damir Ivic, Saint Ludo, Bartolini, Moder, Salvatore Papa, Francesco D’errico, Roberto Rampi, Alex Dandi, Luca La barbera, Gianpiero Tipaldi, Lorenzo Campagnari, Diego Fontana, Carlo Bordone, Danilo Masotti, Ivo Stefano Germano, Paolo Gioia, Lodo Guenzi, Fulvio Abbate, Nicola Borghesi, Paolo Cornetti, Giovanni Cigarini, Shahrom Hosseini Sohi, Mattia Santori, Francesco Costa, Pierfrancesco Majorino, Antonio Polidoro, Federico Sardo, Nicola Togni, Francesco Caggiula, Matteo Marchetti, Federico Nessi, Vittorio Lauri, Dorso, Bonetti, Post Nebbia, Joe D. Palma, Alberto Guidetti, Matteo Fallica, Emanuele Atturo Cucina Sonora, Calabi, Germanò, Alessandro D’Amico, Antonio Altini, Davide de Martino, Franco Bolelli, Giovanni Arezzo, Subconscio, Mirko Carera, Tommaso Cerasuolo, Andrea Scagliarino, Eleazaro Rossi.



 

Pillole 2D – #laculturanonsiferma

Grazie alla collaborazione con la Regione Emilia- Romagna, infatti, Fonoprint approda in televisione con un programma tutto suo: mercoledi, ore 18.30, su Lepida TV Web (canale 118 del digitale terrestre o canale 5118 di Sky) verrà trasmesso il primo episodio di “Pillole 2D”, un programma dedicato alla musica, ricco di interessanti interviste ad artisti emergenti e affermati e a professionisti che lavorano nell’ambito culturale.

LO POTETE ANCHE GUARDARE QUI IN DIRETTA

oppure:

LepidaTV
canale 118 del digitale terrestre
canale 518 di Sky
http://www.lepida.tv/
https://www.youtube.com/user/fonoprint
Una storia sospesa

Il problema principale della solitudine è il potersi esprimere. Da molto tempo avevamo l’idea di fare un romanzo collettivo, prima fra un gruppo ristretto di persone, poi allargato a una comunità intera. Siccome il tempo libero è decisamente aumentato per la maggior parte delle persone, quale miglior occasione per realizzare questo progetto? Abbiamo voluto chiamarla “una storia sospesa” perchè sarebbe bello che ognuno mettesse un piccolo mattoncino per far proseguire il prossimo, in questa staffetta creativa che gira liquida nel mare di internet ma che ci lascia un profondo senso di intimità e non per forza ci obbliga a metterci la firma. Guardate a che punto è il protagonista, cambiate il punto di vista, fate entrare nuovi personaggi nella storia, riportate in vita i dinosauri, andiamo a vivere su marte, creiamo una nuova società o semplicemente, scriviamo una storia d’amore che va a finire male. Insomma, le possibilità sono infinite, c’è solo bisogno di una sana collaborazione e una volta che hai fatto, puoi rifarlo, dirlo a qualche amico o semplicemente tenere la storia lì, in sospeso, tanto qualcuno passerà e tutto proseguirà.

Per partecipare alla scrittura collettiva di questa storia, che lasceremo in sospeso fino al 10 Maggio -> CLICCA QUI, ENTRA E SCRIVI

NB: chiaramente ci riserviamo il diritto di censurare eventuali scritti completamente devianti e/o offensivi nei confronti del lavoro o dei pensieri delle altre persone che hanno deciso di collaborare.

I PASSAGGI SONO SEMPLICI:

1- entra a questo link;

2- leggi a che punto è la storia;

3- prosegui, porta il protagonista in un altro paese, cambia punto di vista. Massima libertà di espressione;

4 – assicurati che sia tutto salvato e chiudi;

5 – pubblica una storia su instagram/facebook/twitter, tagga il nostro account @collettivohmcf o utilizza #unastoriasospesa (così almeno ti veniamo a cercare);

6 – lascia la tua firma sul romanzo collettivo, puoi farlo se vuoi, scrivendo il tuo nome in fondo al documento di testo;

7 – #laculturanonsiferma ma soprattutto in un periodo del genere bisogna far correre le idee a velocità doppia, senza paura o timidezza;

 

 

 

La nostra città
Scrivere un articolo che racconti tutto il movimento contemporaneo musicale Bolognese è un lavoraccio che nessuno può prendersi il diritto di fare. Quando pensi di aver racchiuso tutto, nello spazio di una playlist o di una lista, finisci sempre per dimenticare qualcuno o non tener conto di quello che sta nascendo. Ripercorrere poi la storia appena più recente diventa un massacro a cui è molto difficile andare incontro. In questa città sono nato, cresciuto e poi sono scappato, anche se resta il cuore nevralgico di quasi tutte le attività di questo collettivo. Lungo i portici del centro storico o a ridosso delle periferie più lontane, la musica ha sempre avuto un ruolo centrale, come una sorta di partito politico senza segretario ma con diverse correnti di pensiero.


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