Internet ci ha reso delle persone di merda.

Una delle cose che mi divertiva maggiormente era commentare le grandi manifestazione di massa, pubblicando post per fare incazzare tutti sui social network.

Sampha – Process

È forse uno dei dischi più attesi dell’anno, sicuramente abbiamo perso il conto delle volte che ci siamo scaldati con la sua voce nelle precedenti esperienze musicali. Anche Sampha ormai è diventato grande e con Process dimostra tutta la sua intima e personale malinconia in quello che può definirsi un modo coraggioso per viaggiare dentro il proprio cervello, scavando nei luoghi più oscuri per poi un giorno sì, vedere la luce.

Linea 20

A Bologna di mattina quando nessuno se l’aspetta c’è molta nebbia. Il cielo è grigio ma non scuro, consapevole che con il passare della giornata in qualche modo uscirà il sole. Nell’ultima periferia cittadina, a pochi passi dai centri commerciali e dalle prime frazioni in provincia lo spazio temporale viene tagliato dai mezzi pubblici e dal silenzio che lo smog accresce parallelamente al traffico. In fondo al quartiere San Donato, nella parte Nord-Est della città sorge il Pilastro quello che storicamente oltre a essere il primo contatto con l’area metropolitana può considerarsi uno degli organi più importanti della popolazione locale. Arte di strada, calcio tra le macchine, case popolari, centri commerciali alle proprie spalle, ampio parcheggio, campo da baseball, palestre ben curate, impianti sportivi: in sostanza un grande centro vitale per la città. In Via Salgari, sorge il “Virgolone” una struttura curvilinea di sette piani che prosegue per circa 700 metri e formato da oltre 500 appartamenti. Nato negli anni 70 dal bisogno di creare integrazione sociale per il quartiere e la città risulta uno dei grandi simboli di melting pot più duraturi e vivaci nel corso del tempo.

Linea 20

Il modo più comodo ed efficace per raggiungere il centro cittadino è la Linea 20, spesso dimenticata durante i suoi viaggi ma ben presente nelle vite di tutti dato che rimane l’autobus più frequenti nei passaggi proposti dalla linea di trasporti. La Linea 20 trova il suo capolinea proprio nelle dolci e vive curve del Virgolone. Ogni mattina a partire delle 5.00, lavoratori, studenti e famiglie iniziano la loro giornata proprio sulla Linea 20. Le prime fermate, attraversando il ponte sopra la tangenziale, portano a San Donato. Luogo più residenziale dove sorgono molteplici attività commerciali dalle varie sfumature che uniscono tradizione e multiculturalità.

A Bologna, chi non ha una parte della propria famiglia in San Donato sta mentendo o semplicemente, non ha vissuto veramente la città.

Linea 20

San Donato sulla Linea 20, quando il sole inizia sorgere e la mattina sta iniziando a farsi più chiara. San Donato, dove il Mercato è stato epicentro delle giornate della propria nonna prima di chiudere ed essere in fase di rinnovamento da circa 5 anni, ma tanto sei diventato adulto e forse quella voglia di quotidianità ormai l’hai smarrita. San Donato violenta, i ragazzi piuttosto attempati di Piazza Adam Mickiewicz quelli che giocano a carte e vanno al centro scommesse per arrotondare la propria pensione, San Donato vs Pilastro e quel derby fra società sportive che risulta essere un piccolo avvenimento per la vita da quartiere. San Donato dove i muri dei palazzi sono diventate opere d’arte e sorge il piccolo laboratorio di Ericailcane – street artist ma forse qualcosa di più – e in sostanza dove l’integrazione non è considerabile un valore, piuttosto una semplice conseguenza della natura. Perché qui, poco prima del ponte che apre le porte del centro, la piccola cittadina funziona anche se spesso ci si dimentica di lei, dei suoi problemi ma anche del prezioso tesoro che conserva tra studenti fuori sede in cerca di un appoggio tattico per la logistica alle nonne che vanno a ballare nella sala Sirenella, quella che una volta era una sede centrale per le attività politiche di un partito, quel partito che ancora qui esiste ma alle volte si dimentica pure lui delle sue persone. Che tu sia straniero o Italiano, qui le persone sanno rispettarsi e convivere in quella che si può considerare una prima periferia funzionante, culturale e viva dell’Italia intera.

Linea 20

Superare il ponte sulla Linea 20 significa scoprire il sole e sentire un vuoto allo stomaco perché gli autobus vanno veloci e quasi ti dimentichi di quando per entrare nel centro riuscivi a incontrare uno dei primi murales fatti da BLU – poi rimosso da qualche tempo a causa di una ristrutturazione. La strada si stringe, Porta Zamboni si illumina e Via Irnerio ha un sapore di metropolitana mai scontato per chi nasce e cresce in una città come Bologna. Via Irnerio è teatro di spettacoli che agiscono parallelamente nella zona universitaria. Ci sono studenti che scendono, studenti che salgono e studenti che non riescono a salire più. Via Irnerio significa Via Mascarella, strada che racchiude tutta l’essenza della città lungo tutta la sua storia secondo una contemporaneità disarmante: discoteche, jazz club, librerie indipendenti, copisterie, sedi universitarie, cinema indipendenti, ristoranti per tutte le tasche, il primo alimentari gestito da Pakistani in Italia, muri scritti, portoni alti e portoni piccoli.

Se vivi in Mascarella non hai mai bisogno di uscire dalla strada. C’è tutto e il contrario di tutto.

Linea 20In fondo a Via Irnerio prima di svoltare in Via dell’indipendenza sulla destra è possibile osservare la Montagnola. Luogo spesso soggetto di critiche perché negli anni 90 è stato protagonista e porto di quella che si può considerare molto più di una perdizione ma un quieto vivere abbastanza assodato. Tutti sapevano, nessuno denunciava. La gente moriva e in fondo andava tutto bene perché il cane possiamo portarlo da altre parti. In Montagnola ogni venerdì e sabato del mese c’è il mercato più grande in Italia – la piazzola – dove si può comprare di tutto a buon prezzo sentendosi comunque parte di una comunità attiva senza etichetta di genere o stato sociale. La svolta a sinistra in via dell’indipendenza è traumatica. Salgono turisti, fanno qualche fermata e una volta che il sole sta prendendo calore sulla tua pelle l’autobus si svuota arrivato in Piazza Maggiore. Qui il silenzio torna a salire e il sole molto spesso viene coperto dalla bellezza di Palazzo Re Enzo. Proseguendo su Via Rizzoli, oltre i grandi negozi e quel minimo contatto con le persone – già su Via Rizzoli non può avere dei rapporti umani perché la vita va troppo veloce e il commercio diventa sfrenato e privo di una comunità – la svolta a destra significa cambiare radicalmente prospettiva della città. La Bolognesità e l’artigianato storico cittadino emerge lungo il “quadrilatero” definito lo shopping più esclusivo con i locali più trendy che si possono trovare nel territorio Felsineo. Gli studenti universitari non esistono, il melting pot non esiste e nemmeno tanti problemi si nascondono dietro questa tradizionale città nella città. Pesce fresco, buon vino, mortadella di qualità e quel discutibile vizio di portarsi i propri mezzi davanti al locale in cui si sta consumando. La città diventa fredda, Via Castiglione con svolta in Via Farini coincide con lo storico Liceo Galvani e con questa freddezza inaspettata. Il sole è stato mangiato dai palazzi alti alti e tutto ciò che risulta diverso non diventa caratteristico ma forse problematico. La città si divide così con un polmone rosso e un polmone bianco, nascosto ma ben visibile e poco attivo. Via Farini scivola via in fretta con adolescenti che raccontano delle prime pomiciate nelle discoteche sui colli e qualche cannetta fumata nella piazza vicina di San Domenico. La svolta in via Collegio di Spagna verso Zona Saragozza riaccende lo spirito e la luce nei nostri occhi. Questa è la parte della città più tranquilla, discreta e residenziale. Dove la borghesia e il senso estetico delle strutture rende decisamente migliore accoglienza e integrazione senza però narrare vita notturna e luoghi peccaminosi. La calma che suscita l’arrivo al Meloncello di fianco allo stadio è scandito dalla lunghezza del portico di Via Saragozza che parte dai viali e arriva sino a San Luca, laddove nessuno sa ma il tempo non trascorre mai nonostante il grado della salita. Arco dopo arco, pietra dopo pietra con il sole che torna forte sulla tua pelle e l’autobus di nuovo pieno di storie, persone o semplicemente vite che si sono intrecciate.

Linea 20

Il centro ormai è lontano e Casalecchio di Reno non dista molto. C’è tempo per portarsi dietro le storie che sono state raccolte dalla partita di calcio e attraversare brevemente la prima periferia ben curata e con il fresco dei colli della città con San Luca che ti osserva e un sole che lentamente ormai si sta spegnendo. Casalecchio di Reno è un paese a pochi passi dal centro città ma un paio di secoli fa, chi risiedeva in centro passava qui i propri fine settimana estivi e caldi per potersi rinfrescare al Lido, tra il verde e il fiume Reno. Ora Casalecchio è diventato un centro economico, autosufficiente e dinamico. Una parte della città che riesce tranquillamente a vivere senza bisogno del centro cittadino. Casalecchio è grande, con una sua periferia e una certa volontà a non risultare un paese ma piuttosto un piccolo cuore della provincia dove poter andare nei centri commerciali, passare il tempo in biblioteche modernissime, ascoltare musica in centri ricreativi ben tenuti, frequentare scuole superiori e mangiare in ristoranti tipici per ogni tipo di tasca. Una parte che non si piega al senso di provincia e ben collegata. Con la linea 20 infatti inizia il tragitto nel tragitto. A Casalecchio ci fermiamo diverse volte e continuiamo a sentire il sole spegnersi ma ormai è finita la giornata, le persone escono dalle fabbriche e non vedono l’ora di poter tornare a casa per mangiare e poco altro. Ogni fermata è collegata con i paesi vicini e lontani oltre la stazione che porta persino al territorio Modenese diversi lavoratori. Qualcuno arriva al capolinea come me. Ormai qui si è fatto tardi, ma in molti devono solamente tornare indietro perché sono diversi chilometri per poter andare a casa, attraversare tutta la città ma in fondo essere felici. Perché da Nord a Sud di Bologna, la linea 20 è riuscita a prendere tutti, almeno una volta nella vita, riuscendo a cogliere tutti i nostri polmoni, regalandoci sole e nebbia, caldo e freddo ma soprattutto rendendosi profonda osservatrice delle persone di questa città. Come se fosse un discreto, borghese, multiculturale punto di riferimento.

Musica (nuova) per superare l’hangover

Il capodanno è quel momento dove, ad ogni costo, devi divertirti. Solitamente io mi annoio un sacco, ma oltre questa introduzione fin troppo personale, uno degli aspetti fondamentali non è ritrovarsi nell’after giusto alle 10.00 della mattina con una buona dose di carica addosso, ma il risveglio traumatico nel pomeriggio della prima giornata di Gennaio. Buongiorno a tutti, per superare un momento così difficile c’è pronta una playlist di canzoni (nuove) che manderanno alle stelle artisti (nuovi) che non ci siamo ancora cacati nell’anno appena trascorso. Per iniziare con il piede giusto, tra una citazione di Gramsci e lo stomaco che grida vendetta, oltre a una scodella di brodo fatto bene, mettere le cuffie, magari tornare in modalità party e farsi accompagnare in questa riabilitazione così.

 

 

Di cosa abbiamo bisogno per fare un festival?

La scorsa settimana abbiamo lanciato un piccolo manifesto/appello alla cittadinanza ma soprattutto a tutti gli operatori del mondo culturale Bolognese per la realizzazione di un possibile festival musicale in città. Come detto nel precedente scritto, il nostro telefono ha squillato e noi siamo molto contenti, inoltre abbiamo trovato un paio di intermediari importanti, doverosi e professionali a cui rivolgerci per mettere in piedi questa lucida follia. Per prima cosa, non vogliamo ripetere gli errori dell’anno scorso ovvero lanciare prima l’iniziativa della sua stesura pratica, errori di profondo buon senso dato che all’inizio la campagna virale era partita per gioco, in modo da stimolare l’interesse delle persone sperando di avere un riscontro dalle istituzioni; il secondo punto è quello di essere chiari e trasparenti con chi legge, d’altronde è una questione che riguarda tutti. Iniziative del genere si concretizzano solamente se c’è una scelta adeguata da un punto di vista artistico, se economicamente nessuno si fa male e quindi, se c’è un pubblico divertito oltre a un personale soddisfatto del proprio lavoro (cosa non così scontata). Siamo noi i primi volontari ma nessuno deve esserlo per forza, tutti sono tasselli importanti in un mosaico così complicato più da un punto di vista ideologico (no, con quello non ci collaboro, no con quello perchè bla bla bla) più che dall’aspetto realizzativo. 

Facciamo un festival musicale a Bologna

In qualche modo circa 1 anno fa noi ci abbiamo provato. Io mi ricordo quando lanciammo quasi per scherzo, ma con la consapevolezza di voler attirare interesse, il #BOACHELLA. In rete c’è stato un grande riscontro e in poche settimane da semplici operatori nel mondo della cultura cittadina, impegnati in studio o altri lavori ci siamo ritrovati al tavolo con sponsor, istituzioni e artisti con cui non pensavamo mai di poter lavorare. I tempi erano stretti, Bologna andava sotto elezioni comunicali e lo spazio di manovra era troppo risicato, per questo non c’è stato il coinvolgimento da parte degli utenti e quindi, piuttosto che realizzare qualcosa di cui non eravamo convinti è stato più saggio lasciar correre del tempo. Ora è Natale, il nostro telefono ha squillato nuovamente e certe persone non si sono dimenticate della nostra pazza idea. Per realizzarla però non ci vogliono compromessi ma aiuto, condivisione e unità di intenti. Mica poco in una città come la nostra, dove ognuno ha il proprio orto e in fondo va bene così fino a quando nessuno ti viene a disturbare. Siamo i più giovani nel settore, forse i più arroganti, non i migliori ma tra i più curiosi. Per questo il progetto è ancora lì, chiuso in un documento PDF di non sappiamo neanche noi quante pagine, con gli sponsor che aspettano, aspettano, aspettano e le istituzioni coinvolte nell’aiutarci. Il telefono ha squillato appunto e sotto Natale diventiamo tutti più buoni però farlo solo con le nostre forze e quelle di chi ha voglia di seguirci non è possibile.

Ogni settimana in città a Bologna si possono trovare 10/15 concerti dal vivo di ogni genere, per artisti da ogni parte d’Italia, più o meno grossi, più o meno giovani, più o meno dispendiosi. Realizzare una tre giorni selezionando il meglio, in base al budget, con una rete di locali coinvolti può sembrare un compromesso eppure se tutti mettessero un 10% delle proprie conoscenze, tre giorni si realizzerebbero con cura, non facilmente, ma si arriverebbe all’obiettivo. Questo non è un articolo di denuncia anzi, è un modo per spronare tutti a essere consapevoli della buona occasione ma soprattutto dello spazio che c’è per realizzare tutto ciò. Ormai ogni città sta facendo crescere il proprio appuntamento con la musica dal vivo, noi no. I più attenti analisti di questo scritto mi citeranno il roBOt festival e personalmente auguro lunga vita a quella manifestazione musicale però vorrei avere un campo di gioco più ampio dove anche roBOt festival potrebbe farne parte. Inutile raccontare le references o gli esempi che si potrebbero seguire di altri posti dove tutto sommato queste iniziative funzionano, piuttosto oltre a valorizzare i contenuti locali si potrebbe partire con qualcosa in formato ridotto, arrivando piano piano a uccidere il padre.

Uno dei problemi fondamentali della città di Bologna, non è solo la suddivisione tra cultura di serie A e cultura di serie B che in molti (compresi noi può essere) adottano nel giudicare le manifestazioni, ma questa continua ricerca dell’esaltazione di una storicità ormai passata. Non ho nulla contro i mostri sacri della musica di qualche tempo che sono cresciuti qui e hanno i loro aneddoti in giro per le osterie, lungo le vie e persino sui muri però sono stanco di continuare a rincorrere quel passato per non fare nulla nel presente e sperando che in futuro ci sia qualcosa. Troppo vaga è la narrazione dei grandi intellettuali sulla situazione del presente e cinica è verso il futuro, quasi a sentir sempre dire che in passato andava tutto meglio e questo posto non tornerà più quello di una volta. Non sono amante del buon senso, non sono una persona positiva e guardandomi attorno non posso sicuramente essere felice della situazione però restare a bocca asciutta ogni volta che il tempo passa mi sembra di buttare via delle energie, forse della passione. Un passo avanti tutti, sono un movimento forte che sicuramente verrà ascoltato, perchè le istituzioni non possono sempre essere gli antagonisti di questa storia altrimenti purtroppo, non si fa alcun tipo di rivoluzione. Noi ci proveremo da oggi fino a Febbraio. Ci prendiamo un mese di tempo per trovare un luogo, tre giorni con due palchi. Sarebbe bello farlo a ingresso gratuito, sarebbe bello farlo all’aperto e perchè no cercare di riqualificare zone che vengono sempre bistrattate dai media e dai noi stessi. La nostra idea è la zona universitaria, abbiamo sempre presentato questa follia nel seguente modo e abbiamo fatto delle verifiche territoriali importanti. Noi da soli però non riusciamo, perchè il bisogno di professionalità in un contesto del genere è davvero importante, quindi come al solito restiamo alla finestra e aspettiamo. Il telefono squilla, speriamo di ricevere la vostra chiamata, poi chiaramente le persone, forse i volontari e l’entusiasmo quello vi assicuriamo non mancherà.

Uccidiamo il padre tutti insieme? 

la nostra mail è questa: info@collettivohmcf.com

Quanto ci mancherà il Referendum Costituzionale?

Diciamoci la verità. Quando qualche mese fa Renzi lanciava il referendum costituzionale noi stavamo ancora al bar per fare l’aperitivo. Poi Renzi ha deciso di raccontarci che qualora avesse vinto il NO -> sarebbe andato a casa e qualcuno che non sembrava minimamente interessato al dibattito politico e culturale di questo paese, ha scelto di informarsi, diventare improvvisamente costituzionalista e votare tendenzialmente NO. Evitando di entrare nel merito della questione puramente tecnica, questo periodo di campagna elettorale, partito così lento da farci annoiare ha portato alla luce una serie di validi motivi per farci capire che siamo un paese in salute, dove non ci facciamo mancare proprio nulla e che la guerra culturale ormai è vinta. Mi ricordo quando ci lamentavamo di Berlusconi, qualche suo vizio e delle veline in televisione che mostravano il proprio corpo. Abbiamo fatto di tutto per rendere quel mondo spazzatura, pensando di poter cambiare noi in prima persona qualunque settore, dalla televisione alla politica, dai movimenti politici a youtubers improvvisati scrittori. Ciò che fa audience rimane sempre lo stesso, la guerra culturale è morta, ora puntiamo al ribasso e in fondo, ci facciamo delle grasse risate. 

La rivincita dei truzzi: il fenomeno Trap.

Quello che non è interessante nel dialogo fra i grandi esperti dei massimi esponenti musicali è capire se la TRAP fa effettivamente parte del mondo HIP HOP oppure no. Evoluzione? Fuoco di paglia? Disciplina? Sfumatura? Merda? Di tutto si legge ma poco si capisce, però questo non è l’articolo giusto per dare una risposta tecnico/storico e musicale a questo dibattito. 

Tratta 520, Corriere e non luoghi.

La Domenica è notoriamente un giorno difficile. Si chiude ma allo stesso tempo si apre la settimana. La Domenica solitamente succedono una serie di cose in ordine sparso: ti svegli tardi, pranzi con i parenti, guardi le partite di calcio alla televisione, resti fermo ad osservare i social network in modo passivo attendendo semplicemente che quest’agonia termini. Insomma, la Domenica è una giornata notoriamente di merda.

Genesi hip hop di fine 2016

Il mondo hip hop è stato quello che nel corso degli anni ha portato maggiori soddisfazioni nelle nostre vite, vuoi per la produzione di concerti dal grande successo, vuoi per la fortuna di aver scritto di persone che ora navigano su altri livelli e non si sono dimenticate di noi. In questo anno abbiamo perso molti dischi bellissimi, ma ora le ultime novità non possiamo perderle di vista soprattutto perché raccontano le parole di artisti a cui siamo legati affettivamente ma non solo. La ricerca è stato il pane delle nostre ambizioni, sogno dei nostri successi. Ora mettiamoci le cuffie, aspettiamo qualche minuto e leggiamo questi dischi, hanno un mondo dietro che non potete capire.


Close