Rareș – BORAZZO CVLT#7

Tra le cose più consumate e logorate in questo 2020 c’è l’account spotify di Rareș, il più grande talento della musica Italiana pubblicato negli ultimi 12 mesi senza alcun tipo di discussione da aprire nei commenti digitali. Già, perchè poi alla fine basta poco per essere chiari e risolutivi alle volte; il fatto è che probabilmente non ci sarebbe molto d’aggiungere ma sarebbe tutto alquanto riduttivo. Ricerca, immagini ben figurate a metà tra la poesia “altissima” e i film più popolari, insomma c’è tutto un mondo raccontato con originalità, facendo musica leggera senza mai essere scontato in nessuna scelta. Non è importante recensire un disco del genere perchè la cosa più affascinante è quello che succederà prossimamente, quali strade percorrerà la persona e cosa uscirà in quanto artista. Alle volte ci dimentichiamo che oltre a essere dei profili spotify o instagram, queste son persone che hanno una sensibilità in grado di trovare sempre una via d’uscita e noi di questo possiamo esserne felici, perchè abbiamo la fortuna di poter ascoltare.

IL BORAZZO CVLT PREVEDE CHE OGNI ARTISTA SI METTA IN CONSOLLE E FACCIA GIRARE 30 MINUTI DI MUSICA IN PODCAST DA ASCOLTARE QUI SOTTO, ED È SOLAMENTE UNA QUESTIONE DI BUON GUSTO.

Soul lagunare, intriso di malinconia e profondità, generato con piglio pop e tanta verità sull’asse Veneto/Emilia. Con i Carpazi in lontananza a guardare il delta del Po. Classe 97, nato a Birlad in Romania, cresciuto a Venezia e trasferitosi a Bologna per studiare musica elettronica al Conservatorio, Rareș ha scelto il suo nome di battesimo per mettersi in gioco e fare sul serio nel mondo della musica italiana, armato di chitarre sincere e di una voce potente, capace di emozionare per sua essenza, senza mai strafare.

Quai Du Noise – BORAZZO CVLT#6

La cosa più affascinante di questo genere di progetti non è la coerenza o l’integralismo che porta allo sviluppo di un percorso musicale, bensì la capacità di ricerca. Questo forse deve essere il parametro più semplice per raggiungere il maggior numero di addetti ai lavori e pubblico; perchè Quai Du Noise ha un fascino particolare e in questi anni a distanza, frutto delle esperienze e perchè no dei paesaggi, è cambiato o per meglio dire è mutato ma non per questo ha mai perso la propria natura. E alla fine non restare mai fermi è forse la priorità per sentirsi vivi ma tutto sommato, non abbiamo nulla da insegnare a questi ragazzi, che nel silenzio di una nicchia musicale che vede troppo spesso protagonismi da social network, hanno sempre mantenuto una coerenza sì, ma nel non eccedere mai in facili produzioni figlie del trend, che magari funzionano da Milano Porta Venezia a Milano Piazzale Loreto. Poca roba quella, molta roba questa.

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Quai Du Noise è un duo di matrice elettronica nato nel 2014 e composto da Matteo e Pale. Attualmente il duo è di base tra Bologna e Rotterdam. Il progetto Quai du Noise nasce dall’esigenza di modellare un nuovo corpo sonoro che rispecchi le individualità e sensibilità artistiche dei due componenti. Il “Quai” rappresenta dunque quel luogo metaforico di approdo e di scoperta in cui flussi elettrici ed emozionali trovano compimento. Quai Du Noise è un tentativo di sintesi e ricerca che spazia dalla musica ambient alla glitch, dal post rock alla techno, in una commistione unica di generi e di influenze.

Janaki’s Palace – BORAZZO CVLT#5

A primo impatto sembrano usciti da un fumetto e potrebbero essere tranquillamente gli eroi colorati di cui abbiamo bisogno per sconfiggere la noia delle musica che ci circonda. In un mare di copie, questo gruppo in realtà è molto più elegante e serio di ciò che appare per giovane età e aspetti cromatici post hipster. Ma questi discorsi non servono a un cazzo, loro hanno gusto e sono dei professionisti invidiabili; scrivono e suonano bene, producono e interpretano un loro mondo e non hanno intenzione di accettare nessun compromesso. Per questo e molto altro bisogna lasciarli in pace e sostenerli, il loro progetto è tra quelli più ambiziosi e interessanti che dobbiamo sostenere quest’anno e pure il prossimo (e anche quello dopo). 

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Il 15 giugno 2018 è uscito il primo singolo intitolato Lemniscate Daydream, pubblicato da Costello’s con un videoclip diretto da Wacked Studio. Nell’autunno 2018 hanno aperto la data italiana dei Say Sue Me all’Ohibò di Milano e partecipato a due importanti eventi underground di Torino: _reset Festival & Psych Out Festival con i New Candys. Il nostro singolo Lemniscate Daydream è stato trasmesso su Rai Radio 2 durante Babylon, programma di Carlo Pastore. Il 25 maggio 2019 si esibiscono al MiAmi festival e il 20 gennaio 2020 è stato pubblicato il primo EP, Everything Is Temporary. Attualmente stanno per pubblicare un secondo EP intitolato NUOVE STANZE. e.

Elasi – BORAZZO CVLT#4

Nell’eterna battaglia di questi tempi nel trovare una chiave musicale in grado di cogliere i nuovi gusti dell’ascoltatore, Elasi riesce a intraprendere percorsi sonori e visivi audaci, con produzioni e immagini che hanno la possibilità di sorprenderci con qualcosa di fresco. Mille e più sfaccettature come interprete e autrice la posizionano tra le artiste più complete del panorama musicale Italiano senza dover costruire necessariamente nulla. La sua sfida più grande adesso è trascinare queste qualità, insieme alla sua energia a un livello superiore, un pò come l’eterno percorso per diventare una divinità. Sarà dura, ma se non ci prova lei chi ci deve provare? 

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Elasi ama viaggiare, sia con la testa che per il globo, sulle strade sterrate di Safari e negli angoli dimenticati di google, alla ricerca di stranezze, sonorità e ritmi lontani con cui impregnare la sua musica. Nel sound di Elasi si respirano profumi di stili diversi: dall’afrobeat all’house, dalla bossa al funk.

MANCHA – BORAZZO CVLT#3

MANCHA scrive il ritratto di una metropoli vista con gli occhi dell’outsider e la sua musica si miscela perfettamente alle sensazioni, che lungo i viali della propria città, ti pervadono quando hai consumato la tua ennesima sigaretta e hai solamente voglia di tornare a casa. Non è facile essere evocativi con la musica, nella musica, sopra a un certo tipo di musica, la sfida, da qui ai prossimi tempi sarà evolvere il percorso e riuscire ad entrare in quel club dove sei stato appena respinto perchè magari eri troppo in là per la sicurezza. Le nuove leve d’altronde sono così, hanno un linguaggio diverso ai precedenti, utilizzano espressioni dirette e ti dicono chiaramente ciò che fanno e vivono nelle loro giornate. MANCHA alla fine non è altro che un ragazzo che nasce, cresce e scrive il suo tempo, con il suo background e la capacità di lasciarti al primo ascolto in modo figurativo ciò di cui ti sta cantando. E questo, è un potere non indifferente.

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Enfant prodige di un luogo non ancora identificato, per molti MANCHA proviene dagli Stati Uniti per via del suo funk, per altri dalle sottoculture Jazz delle grandi città, ma non si definisce figlio del rhythm&blues perché ha uno scudo future techno non indifferente.

Studio Murena – BORAZZO CVLT#2

Essere un progetto musicale dal buon gusto non può essere una condanna. Lo Studio Murena esplora i meandri sonori più complessi e riesce a trovare una formula in grado di  portare il risultato a un livello fresco e superiore. Già, perché la materia Jazz e Neo-Soul non è facile all’ascoltatore medio e molto spesso, questo genere di scelta porta semplicemente ad essere apprezzati dalla critica e dalla nicchia. No, questo non è il caso di un progetto che non mantiene fede ai dogmi della disciplina per raggiungere il successo, semplicemente hanno avuto il tatto di suonare coerenti ma rivoluzionari; le capacità come autori, il fiuto per i suoni giusti nella parte strutturale migliore e tante cose da dire. È un quadro fatto proprio bene che appartiene a una qualche corrente artistica ma in fondo non è elitario, piace alla critica ma ha pure il dovere di interessare lo spettatore e alla fine, di tutte queste parole possiamo dire che ci hanno fatto capire che il buon gusto è un valore aggiunto imprescindibile per fare musica in questo mare di speculazioni intellettuali. 

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Lo Studio Murena nasce a Milano nel 2018 da cinque talentuosi musicisti del conservatorio: Amedeo Nan (chitarra elettrica), Maurizio Gazzola (basso elettrico), Matteo Castiglioni (tastiere e synth), Marco Falcon (batteria) e Giovanni Ferrazzi (elettronica, sampler). Dopo aver pubblicato il suo primo lavoro, Crunchy Bites, il gruppo ha da subito la possibilità di esibirsi su grandi palchi quali JazzMI, MusicalZOO e Jazz On The Road. Successivamente, l’idea si orienta verso sonorità più scure includendo nella sua formazione l’MC Carma che caratterizza il progetto con strofe rap di intenzione conscious ed impegnata.

Ibisco – BORAZZO CVLT#1

Per uscire dalla città di Bologna hai la possibilità di percorrere lunghe strade provinciali che partono dalle porte del centro storico e attraversano, prima la periferia dei centri commerciali, poi quella industriale e infine paesi in cui passa la corriera che molto spesso ha una numerazione fatta da tre cifre. Nel raccontare la musica di Ibisco, bisogna pur sempre avere bene in testa queste strade, come filo conduttore di un animo capace sì, di partire dalla provincia Emiliana ma in grado di trasportarti nell’Inghilterra post-industriale. È un nuovo modo di scrivere le canzoni, che prende vita dalle strade di campagna, di notte al buio, con lo stereo a fare da colonna sonora, dove quando non c’è la nebbia, si riescono persino a vedere le stelle. Ma attenti, non è tutto così retorico e dai buoni sentimenti, anzi, non fai in tempo a parcheggiare la macchina per pisciare nei campi che all’orizzonte vedi illuminazioni artificiali, cemento e industrie. Nubi bianche e l’idea di un cielo terso non c’è più. Le immagini sono ben chiare in testa quando si tratta di ascoltare quest’autore, ma restiamo in attesa di trovarlo in universi più selvaggi e disgraziati, scanzonati sì, ma nei pub peggiori della provincia industrializzata, laddove mentre i borghesi stanno riposando, noi siamo a consumare l’ultimo bicchiere.

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Ibisco nasce a Bologna nel 1995 e vive in provincia, dove forse morirà anche. Canta le travagliate dipendenze come scritte sui muri, sogna Manchester, Berlino, Dalla e i Joy Division. I pezzi nascono sottovoce nella noi dei cessi del lavoro dipendente.

BORAZZO CVLT 2020

Ci siamo chiesti come rendere omaggio a questo 2020 senza dover per forza fare un elenco di persone che meritano una nomination a qualche premio istituzionale. E poi ci siamo chiesti come raccontare quello che abbiamo preferito negli ultimi mesi. Ci siamo serviti della collaborazione di questi protagonisti e abbiamo deciso di metterli alla prova, almeno fino a capodanno, con un lunghissimo party digitale, da ascoltare comodamente quando preferite. Abbiamo preso artisti, promoter, collettivi e per noi, sono diventati dj, selector e persino speaker radiofonici, insomma abbiamo reso queste persone un pò borazze come si dice da noi.  Scriveremo di loro ma soprattutto ci faranno sentire qualcosa, in versione inedita della loro visione musicale. Sarà divertente, sono podcast da 30 minuti e per farlo abbiamo deciso di collaborare con mixcloud, una vera e istituzione che ci riporta proprio al 2010, quando per trovare canzoni nuove bisognava spulciare i mix più interessanti da tutta Europa. Erano bellissimi tempi, spensierati e affamati di contenuti nuovi, adesso siamo in preda della bulimia digitale ma forse come in tutte le fasi della vita, l’interpretazione della comunicazione è semplicemente ciclica. Le grafiche sono di Livia Albanese, il meglio del nostro 2020 invece lo trovate domani su queste pagine. Grazie per l’attenzione, buona festa finale, borazzi 🙂 

Borazzo – Il contrario della persona fine ed elegante. Quindi persona un po’ rozza, un burino, un gradasso senza qualità, un maleducato: “A Marisa non hai neppure pagato la cena: sei un gran borazzo Gino!”

††MEGADROPGVNG††

Dicono che questo sia il periodo dell’anno più brutto. In realtà Novembre è veramente un mese che ha dei colori bellissimi, solo che manca la musica giusta. Oggi megadroppata di gruppo, su soundcloud, perchè quella che viene considerata da tutti gli addetti ai lavori la rubrica più attesa, anche perchè è in grado di trovare lavoro a un sacco di addetti ai lavori, questa rubrica, si può chiamare anche “ufficio collocamento per addetti ai lavori”. Noi facciamo il lavoro sporco, qua dentro invece ci sono dei progetti musicali che spaccano il culo. Prendete il taccuino, seguite su instagram, ascoltate, deprimetevi, siate felici o semplicemente cambiate traccia. È Novembre, fuori fa freddo ma qua c’è una gran voglia di saltare.


††MEGADROP†† è un nuovo percorso che abbiamo creato con la naturale esigenza di condividere e ascoltare nuove proposte, la copertina è di Massimo D’Alema, se avete voglia, proponeteci le vostre canzoni su info@collettivohmcf.com la pubblicazione è gratuita, non chiediamo soldi e non vendiamo un cazzo di niente. Fate voi, la merda si sta rivoltando al badile.

Ma poi cosa vuol dire opportunità?

Che ne sapevo io della vita, io che ero sempre vissuto con tanta cautela? Che non avevo mai vinto né perso, ma avevo lasciato che la vita mi succedesse? Io che avevo avuto le ambizioni di tanti, ma che mi ero ben presto rassegnato a non vederle realizzate? Che avevo evitato il dolore e l’avevo chiamato attitudine alla sopravvivenza?

Julian Barnes è uno scrittore che mi ha salvato la vita. Nel senso che nell’età post-adolescente, quando sei un poco di buono in preda alle fantasie e ai vizi più malsani, capita spesso di lasciarsi andare così tanto da rischiare di toccare il fondo. Spesso ti salvano responsabilità, famiglia, fede, amore. Io purtroppo non sono responsabile, ho una famiglia a cui voglio molto bene ma che non ascolto. mai, non credo e di questo mi pento amaramente e poi l’amore ho imparato a comprenderlo troppo tardi, forse. Il senso di una fine è un libro che quando ho l’occasione voglio citare, un pò perchè lo storytelling personale funziona sempre in questa cloaca digitale, un pò perchè ha portato in me un discreto cambiamento interiore. Dopo quel libro ho imparato a convivere con i miei mostri, spesso usciamo assieme e ci consoliamo a vicenda. E forse no, non è risolutivo come atto ma ti permette di stringere un patto di non belligeranza, in grado di poter sopravvivere senza i grandi mali che la società ti crea nel tuo percorso personale.

Guardate questo video, esattamente questo video va segnalato cercando di farlo cancellare da tutte le piattaforme digitali, proprio come quei personaggi che su youtube ci insegnano a vivere. Lasciate almeno un dislike a sta roba.


 

Nella confusione totale degli ultimi giorni, sento molto spesso parlare di opportunità, e questa parola sembra davvero l’unica positiva per buona parte delle persone che conosco. Non riusciamo a tirarci su di morale in nessun modo, ma la cosa meno peggiore è sentire la parola opportunità. Opportunità, che io circa 7/8 anni fa quando studiavo all’università sentivo di continuo. “Questa è una buonissima opportunità” – e intanto avrei dovuto stare nello studio di un pubblicitario che al primo colloquio mise i piedi sul tavolo, toccandomi ripetutamente le spalle e facendomi credere di avere la cura a tutti mali del mondo, “prova a cogliere l’opportunità” – qui invece ero in un’agenzia pubblicitaria dove cercavano una figura professionale che non c’entrava nulla con me. Proprio niente, però oh, me l’hanno buttata lì. Io, che non mi sento di certo una persona vincente, avrei pure accettato solo che rovinai tutto dicendo che “ok potrei farlo, ma non voglio di certo finire come voi”. La mia risposta uscii anche peggio di così, soprattutto perchè avevo davanti due persone di sesso femminile e la sottile linea con la misoginia (che non ho ancora capito) credo fu ampiamente superata. Oh, d’altronde sono comunque una persona di merda. In tutto questo mare ripetuto di opportunità, opportunità, opportunità, ho capito che l’idea di tornare ad aggrapparsi alla parole opportunità mi crea una serie di dubbi. A parte che la parola opportunità significa avere “la presenza di una o più circostanze o di condizioni appropriate o favorevoli al concretarsi di un’azione“, il che presuppone uno spirito da parte di chi deve coglierla che non può esistere in questo preciso momento. Inoltre opportunità è una parola terribilmente meritocratica, come se per davvero qualcuno di bravo avesse più possibilità di ottenerla a discapito di altri. La parola opportunità parte da una base di partenza completamente sbagliata e lascia intendere un punto di partenza diverso tra le persone. Poi la parola opportunità mi ricorda troppo gli agenti immobiliari che fanno le ronde fuori dai palazzi e lasciano le mazzette ai portinai per farsi dire i rumors e i movimenti delle scale. Dai, la parola opportunità poi è proprio da persone che sanno cogliere un sacco di vittorie. E poi che palle, devo interfacciarmi con altri professionisti che oltre a dirmi le solite frasi – non c’è budgetpagherò a 7 mesi – adesso, potranno utilizzare la parola opportunità per offrirmi in cambio un cesto per mia nonna (deceduta 6 anni fa) con dentro dei cotechini e un vino rosso fermo scadente?

Sapere che l’unico argomento di discussione positivo negli ultimi giorni sia qualcosa privo di certezze non mi stupisce. Sapere che l’unico argomento di discussione positivo negli ultimi giorni sia qualcosa che potranno raggiungere in pochi, non mi fa nemmeno competere. Sapere di avere scritto competere, in seguito all’unico argomento di discussione positivo negli ultimi giorni invece, mi fa paura.

 Esiste al mondo una cosa più ragionevole di una lancetta dei secondi? Ma a insegnarci la malleabilità del tempo basta un piccolissimo dolore, il minimo piacere. Certe emozioni lo accelerano, altre lo rallentano; ogni tanto sembra sparire fino a che in effetti sparisce sul serio e non si presenta mai più.

 

Il lungo inverno ma sicuramente non la primavera

“Sarà un lungo inverno, farà sicuramente freddo, poi a un certo punto si scioglierà la neve e sentiremo i profumi della primavera” – così inizierebbe uno di quei bellissimi scritti di Massimo Gramellini, che sulle colonne del giornale per cui sta scrivendo continua a parlarci di buoni sentimenti e di responsabilità; come affrontare le cose, tenere duro che poi arriva il sole e tutte le solite stronzate che si ripetono ogni settimana da anni nei salotti televisivi e nella cloaca digitale in cui viviamo. La situazione è drammatica, non solo da un punto di vista sanitario ma anche economico e sociale. Quello che abbiamo davanti è un percorso tremendo a livello psicologico e finanziario che distruggerà buona parte delle realtà che muovono questo paese da un punto di vista culturale. La totale mancanza di programmazione ci fa intraprendere questa strada completamente buia a occhi chiusi. Qualche incosciente riuscirà a emergere, i famosi responsabili con le spalle coperte terranno duro, mentre tutti gli altri possono tranquillamente fermarsi e aspettare solamente di cambiare piano di vita.

Nelle tremende considerazioni che si leggono nella cloaca digitale è iniziato il solito processo di benaltrismo, attuato anche dal ministro Franceschini in una pessima intervista, ovvero scegliere di puntare il dito verso un altro problema. Così alla fine è sempre colpa di qualcun’altro e alla fine succede che ci ritroviamo soli a vomitare merda in salsa digitale senza raggiungere mai il punto della discussione. Nel nostro piccolo, abbiamo deciso di abolire il benaltrismo da queste pagine. Ci siamo anche rotti il cazzo. La situazione andrà sempre peggio. Il rischio di rimanere soli diventerà sempre più concreto e il divario fra classi sociali probabilmente avrà un punto di non ritorno. Mancherà il lavoro e quasi sicuramente gli strumenti necessari da parte dello stato per affrontare una nuova emergenza. La politica delle conferenze stampa e delle bimbe del premier non esiste, la politica è una roba seria: visione, lacrime, sangue e merda. I post su facebook o instagram sono utili perchè abbiamo scelto tutti di portare questa disciplina al ribasso ma poi alla fine ciò che conta sono le decisioni che vanno prese. Nel bene e nel male, quelle incidono sulle persone. Il resto è solo chiacchiericcio.

Per il settore cultura si sono mosse molte realtà che hanno fatto rete tra di loro ottenendo piccoli ma significativi risultati. Il problema è che non sono sufficienti e spesso presentano dei limiti non indifferenti. La mancanza di una progettualità a medio e lungo termine rende questo spazio, totalmente irrilevante nello scacchiere politico Italiano. In grande sostanza a questo paese non interessa minimamente tutelare determinate attività anche perchè i dati, che vengono condivisi ripetutamente nelle ultime ore, sono incoraggianti sì, se si guarda all’unico contagiato tracciato durante gli eventi, ma spaventa tremendamente se si pensa alla partecipazione. Un misero 0.3% della popolazione Italiana ovvero 347.262 ha partecipato a spettacolo dal vivo nel periodo tra il 15.06.2020 e il 3.10.2010, un dato davvero in grado di aprire una discussione più ampia su quelli che devono essere gli strumenti da ottenere per rilanciare il settore.

ricerca agis

Una persona a me molto cara mi ripete sempre che io sono una persona ottimista. Che mi vede entusiasta e positivo. È forse l’unica persona al mondo che ha quest’idea di me. E ogni volta che ci penso mi fa guardare dentro con un altro punto di vista. Insomma, mi mette in discussione. Però poi mi odio tantissimo, già. Perchè in questo momento sono consapevole che la confusione sia immensa e forse raccontare le storie in prima persona di chi lavora in questo settore con dignità e consapevolezza nel farlo, sia più utile che elencare tutta la serie di problematiche interne. Viviamo in una società basata sui numeri e anche nel settore musicale chi ha più numeri spesso sembra avere più diritti e questo fatto mi ha sempre spaventato parecchio quanto si tratta di doverne discutere. Ripensare certi spazi, con aiuti da parte degli organi, competenti credo sia di vitale importanza; il nodo sta proprio qui ovvero mai trovarsi impreparati a ciò e non lottare per sopravvivere, ma capire come vivere. Il mio non è un discorso creativo ovvero chi ha idee migliori sopravvive mentre gli altri no, ma è proprio un tema sul come poter vivere la cultura in Italia. E per farlo c’è bisogno di uguaglianza e strumenti per tutti, poi ci sarà chi è più bravo, chi è meno bravo come in tutte le cose, ma la base deve essere la stessa. Ecco questo resta il punto politico e sociale da sciogliere non solo per questo momento storico ma anche in vista del futuro. Sono i contenitori, non i contenuti da preservare. E purtroppo, ad oggi, l’inverno sarà lungo, ma sicuramente non arriverà nessuna primavera. Mi dispiace.

 

E poi c’è questa tremenda roba generazionale

Tra le cose che ho sempre disprezzato ci sono gli articoli generazionali. Quelli che ti raccontano la depressione di una generazione, l’instabilità di una generazione, i problemi di una generazione, le preferenze di una generazione, le abitudini di una generazione e poi fanno la chiusa triste, categorica e filosofica da quattro lire. Insomma, quella roba lì che ti ritrovi per forza guardando il telefono grazie ai poteri dei social media. Che poi in realtà apri e leggi, dici “boh ma davvero lo sto leggendo” e alla fine dici “sono d’accordo/non sono d’accordo”. Quei contenuti lì, se non è ancora chiaro, mi danno fastidio.

Outer Festival 2020

Ci sono poche cose che mi piacciono come la provincia. Già, da cittadino egoista nato e vissuto in un centro storico, figlio del cemento e del capitalismo, andare fuori dai centri urbani è come cambiare completamente prospettiva del mondo. Ti ripetono fin da piccolo di viaggiare, viaggiare, viaggiare, viaggiare. Ce lo dicono, ce lo ripetono, lo sostengono e dopo un pò, se non viaggi troppo, ti senti anche in colpa. Prendere la macchina e uscire 20 km dal tuo centro abitato però ha il poter di riconciliarti con il concetto del viaggio molto più di prendere un aereo e attraversare il mondo. È freddo, siamo nel 2020 e tutti conosciamo la situazione in cui siamo; l’Outer Festival è una realtà come ce ne sono tantissime in Italia e come spesso accade nella situazione contemporanea rischiano di sparire o essere travolti definitivamente senza aver la possibilità di esistere più. Esserci è importante, farlo bene – tenendo conto di ogni dettaglio – è davvero qualcosa di complesso e speciale.

Outer Festival 2020

Panzano è una frazione di Castelfranco Emilia, secondo i dati in mio possesso e alla portata di tutti grazie ai motori di ricerca digitali, 145 anime abitano in questo territorio. A Panzano fa un gran freddo, c’è una trattoria sempre piena da qui ai prossimi mesi e puoi trovare il Castello Malvasia, che detiene al suo interno una delle collezioni di auto antiche fra le più importanti a livello mondiale. Per arrivare a Panzano devi passare per una strada molto stretta, molto buia, lunga circa 3.5km dove due macchine non possono passare. Però Panzano è bella, ci sono i cartelli per l’attraversamento dei cavalli, c’è molta terra – quella verace Emiliana – e silenzio. Lo dico spesso, qualcuno mi prende per il culo, quando passi da un luogo di potere, c’è sempre un grande silenzio. L’Outer Festival si svolge all’interno della Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo di Panzano, stile architettonico Romanico, decorazioni ricche e fastose, poi chiaramente ci sono altri dettagli tecnici che non ho la posizione per spiegare, però la profondità che danno le luci rende questo spazio piuttosto ampio e in grado di dare respiro a tutti coloro che – tenendo il distanziamento eccetera eccetera – hanno avuto la fortuna di prenotare il proprio posto prima del sold-out annunciato in 24 ore. Le chiese di solito sono così, quando sei da solo ti stringono per il collo e ti fanno sentire continuamente in colpa, quando invece sono popolate senti semplicemente paura. Gli eventi culturali in chiesa solitamente mi danno molto fastidio, non mi fanno respirare però in questo caso, sarà Panzano, sarà l’atmosfera, si sta tranquilli. Come se non ci fosse niente di sacro ma una serie di sinergie profane in grado di far scendere l’alto a contatto con le sensazioni che ha ognuno di noi. Ma questo penso sia merito della provincia, della terra verace Emiliana, di Panzano.

Outer Festival 2020

La Line-up vede un dj set esterno di Billy Bogus che trovo assolutamente pertinente con l’atmosfera e clamorosamente di buon gusto; prosegue al suo interno con un live set di Daykoda molto colorato su scali cromatica grigia e versatile, intimo e quasi profondo. Ho apprezzato molto, lui è un pò che prosegue il suo percorso con produzioni degne di nota, davvero meritevole. A un certo punto fuori Ericailcane, noto artista? street artist? scultore? come diavolo bisogna definirlo senza che poi nessuno si incazzi? insomma, all’esterno dipingeva mentre all’interno le note di Giovanni Di Domenico accompagnavano. Oppure viceversa. Però era tutto molto coordinato, piacevole, diluito e in grado di sciogliersi, come se alla fine, nonostante la temperatura climatica, ci fosse un motivo chimico per scaldarsi sul serio. A chiudere il live di Gigi Masin, che completa a colpi di orgasmi femminili questa discesa del sacro alla portata di tutti, scelta giusta, nemmeno audace, piuttosto coerente ed azzeccata.

Ho smesso di credere che scrivendo un live report di un evento culturale si fosse in grado di restituire qualcosa alle persone che non hanno potuto partecipare. Non ci credo e forse all’epoca ero solito mettermi qui con la sola ambizione di avere qualche accredito per altri eventi, come d’altronde fanno in molti grazie alla scusa della “copertura stampa”.  L’atto politico, culturale e sociale, di andare avanti, nonostante la situazione e in un luogo come Panzano ci deve rendere tutti più consapevoli di una serie svariata di considerazioni, che suoneranno come un manifesto ma ho deciso di sintetizzarle così – almeno non siete tenuti a leggere tutto quello che ho scritto sopra 

  1. Outer Festival è una realtà necessaria, nel suo piccolo, per come produce le cose e per la cura che ci mette nel realizzarle;
  2. è fondamentale sostenere questo genere di eventi, soprattutto se non fanno parte del tuo centro urbano;
  3. la musica è un linguaggio che non unisce, spesso divide e questo è importantissimo. Certe cose piacciono, certe cose non piacciono, andarle a vedere è la chiave principale per mantenerle tutte vive;
  4. Panzano mi piace, forse ci vivrei, alla trattoria non trovo mai posto quindi ci ripenserò il prossimo anno;
  5. resistere significa esistere.

Di tutte queste banalità finali e considerazioni da discount però rimane la notte, la terra umida, quell’odore che senti nelle ossa e sullo sfondo, lentamente la nebbia che sale, ma questa è l’Emilia, verace appunto, un bel viaggio, ovunque tu possa capitare, qualunque sia la tua motivazione. Eravamo terra, torneremo terra però prima è sempre bello attraversarla. Panzano, ci vediamo prossimamente.

 

††MEGADROP3000††

Bisognerà anche fare i conti con il futuro prima o poi, qui ad esempio abbiamo trovato dei brani pazzeschi senza nemmeno un filtro. Si spazia ma non troppo nel 3000, ormai i suoni sembrano questi e molti sono figli di nuove wave che turbano e non rendono indifferenti. Fugaci melodie accompagnano musiche sempre più lo-fi, sempre più introspettive, sempre più – adesso – facciamo – il – cazzo – che – ci – pare, una filosofia che si sposa perfettamente con il decostruttivismo musicale che stiamo vivendo in questo periodo. E allora? A noi non ce ne frega un cazzo anche perchè questa merda spacca proprio così.


††MEGADROP†† è un nuovo percorso che abbiamo creato con la naturale esigenza di condividere e ascoltare nuove proposte, la copertina è di @livialbanese, se avete voglia, proponeteci le vostre canzoni su info@collettivohmcf.com la pubblicazione è gratuita, non chiediamo soldi e non vendiamo un cazzo di niente. Fate voi, la merda si sta rivoltando al badile.

Collettivo HMCF X Festival 2020

UNA COSA MOLTO BELLA CHE NON RIFAREMO MAI PIÙ ANCHE SE È VENUTA DECISAMENTE BENE. 

Come iniziare un report di un festival non ne abbiamo idea. Di solito si fanno i ringraziamenti sentimentali alla fine, mentre all’inizio con un pò di coraggio, si prova a fare dello storytelling attorno a un episodio particolare avvenuto, in realtà qui, ribaltiamo tutto, ringraziamo subito tutti coloro che hanno deciso di condividere  il proprio tempo libero nel venire a sentire un progetto musicale semplicemente perchè incuriositi dalla manifestazione. Questo, in un momento storico del genere per il settore della musica dal vivo è stato qualcosa d’importante e veramente significativo che apre anche a diverse riflessioni, sulla famosa generazione di persone 18-35 anni. Ma ci arriveremo durante e dopo, ora questo percorso deve iniziare, anche solo per le foto di @nonseguirminoncapisci 

Garda1990

Il Parco di Villa Angeletti è un posto educato, composto e discreto. Una volta qui ci facevano i festival veri, la musica elettronica, la libertà, i diritti, ora si sta ricostruendo un po’ d’identità. Il pubblico è composto, attento e giovane. Già, “giovane e composto” sembra una bestemmia in questa epoca storica eppure, nonostante i molteplici reclami all’utilizzo della mascherina e del distanziamento sociale, nessuno la prende sul personale, tutti sembrano capire il tempo che stiamo vivendo e sì, è una cosa molto bella. Poi la musica, Venerdì per una serie di motivi parte Garda1990, che fa musica post emo con grande serietà, poi arriva Fabbri che è un genio ma ancora nemmeno lui lo sa. Il pubblico risponde e sul palco ci sono le atmosfere di season, un incrocio fa Sufjan Stevens e Real Estate. A chiudere la prima parte, quando il sole inizia a scendere, arriva una ragazza timida, si chiama Mìcol, non si fa vedere bene in faccia e ha degli occhiali da sole stile after dell’after party e niente, quando canta fa paura: Cat Power con il timbro morbido e sporco.

Fabbri

 

UNA GRANDISSIMA IDEA DI MERDA VENUTA BENE PERCHÈ CI SONO PERSONE PAZZE COME VOI CHE HANNO SCELTO DI VENIRE.

Ripartiamo con F4, che ha fatto il disco dell’anno, canta in duo ed è di una leggerezza nonostante la portata musicale che ti lascia senza parole. Ibisco sale su, fa suoi pezzi, due cover, c’è il bagno di folla, il ragazzo ha spaccato. Però ormai è notte, c’è bisogno di rock’n’roll, quindi i Benelli a smuovere le persone con l’atteggiamento di chi ha fame e voglia di arrivare; Nostromo invece è serio, empatico e preciso come un goniometro, forse con la bellezza delle sue canzoni canterebbe bene chiunque. Franek Windy invece non fa il punk ma ci porta nel quarto millennio e nella sua ennesima sfumatura insieme a YOY, collezionando un live emo elegante e decisamente Trap. A chiudere una quasi full band, i Leatherette, naturale risposta a King Krule versione uscita da un libro di Irvine Welsh, in un parco di Villa Angeletti che risponde presente ed entusiasta. Loro spaccano, il pubblico pure, fine primo tempo. Andiamo a casa, domani sarà lunghissima.

F4

Quando eravamo bambini avevamo paura del compagno di scuola bullo, poi crescendo dei professori, poi a un certo punto diventi tu il professore o meglio, il tutore della legge. Imponi una tua moralità assoluta sperando non venga trasgredita; ecco questo non è un passaggio dovuto al tempo ma alle responsabilità. La giornata numero due parte con il nuovo spettacolo de Lo Sgargabonzi che a orario aperitivo ci fa commuovere dal ridere anche perché cita Mattia Santori poi dopo due ore passa proprio Mattia Santori e tu non fai altro che credere al destino. Quando il sole cala, la nuova versione di Fosco17 si presenta matura, decisa e affronta anche brani inediti, il palco è stato mangiato. Segue un break, con analisi tecniche e si riparte con le atmosfere di Vipera travestita da Sarvago, accompagnata da 2/5 dei Leatherette, qui il livello qualitativo si alza e poi arriva Tina Platone che avrà solo una chitarra in mano, però quando apre bocca con le sue canzoni è veramente impeccabile in tutto.

Vipera

Rareș ha il suo computer, i suoi strumenti e ci porta un pò nel suo mondo, nelle sue canzoni, non sono loro a venirti incontro ma è proprio lui a darti le chiavi per entrare con grande signorilità; Elasi porta a casa il compito più difficile di entrambi i giorni, ovvero quello di collegare la modalità showcase da canzone acustica e atmosfere soffici che ti sussurrano verso lidi più selvaggi, rumorosi, invadenti come il gran finale figlio del mondo hip hop. Gente è un pò paraculo, un pò hip hop, un pò musica Italiana, un pò ritornelli che non smetti di cantare, un pò che tutti alla fine cantano e insomma scalda il pubblico che ormai forse vorrebbe entrare in dimensione rave ma non può, perchè non sarebbe legale; a chiudere però arrivano 3 ragazzi giovani, due fanno hip hop da quando hanno 12 anni, sono Bobby Wanna e Corei, l’altro invece MANCHA sta alle macchine e non è un vero e proprio figlio della famosa scena, ma siamo sicuri che presto ne sentiranno tutti parlare. Il finale è per forza un corpo a corpo fra Bobby Wanna e Corei a colpi di scena rap del futuro e perchè no, del presente. La seconda giornata volge al termine, adesso ci sono 5 ore davanti e poi tutti a sostenere la follia di organizzare un concerto all’alba dopo due giornate del genere.

Bobby Wanna

La notte passa, tra fornai, qualche musica di sottofondo del nostro Marco Cantelli detto anche Marcovo e una preparazione meticolosa di quella che è sicuramente una splendida location, denominata Bottega con giardino, uno sguardo bucolico e post-frenetico dall’alto della città di Bologna con i colori che si schiariscono e il sole che lentamente spinge la sua energia. Fa freddo ma tutti arrivano coperti, il caffè che realizziamo non è il massimo però riusciamo persino a finirlo e a soddisfare tutti, mentre sul palco ci scaldiamo con Fosco17 che doveva venire ad aprire le danze in un luogo del genere, poi dalle bellissime terre Friulane via Milano arriva Delmoro, cantautore maturo elegante e con uno stile pazzesco: mettersi lì di Domenica mattina e fare una Domenica bestiale di Concato secondo noi vale il prezzo del biglietto. Baseball Gregg invece è il paladino della scena underground Bolognese, l’artista che con il suo progetto musicale tutti dovrebbero conoscerlo. Chitarra, immaginari soft da spiaggia del nord e sassofono, un formula perfetta per l’orario e una resa impeccabile, apprezzata da tutti e in grado di giustificare persino la volontà del sole di uscire a tutti i costi con i suoi colori più accesi. A chiudere Sleap-e che ha un modo semplice di fare musica profonda, piena di sfumature e in grado di riportarci quieti come quando la tempesta smette di abbattersi nelle nostre giornate, nei nostri pensieri. Sul finire c’è ancora voglia di andare avanti, il sole ormai ha sancito che l’alba è finita, il freddo si è sciolto, i Benelli improvvisano, forse si potrebbe continuare ma siamo tutti stanchi anche se non c’è nessuno zombie.

Bottega con giardino

La discesa verso la città è qualcosa di agrodolce che ci fa tornare bambini. Un pò come le gite che i più fortunati facevano proprio di Domenica a metà mattinata però a un certo punto ti rompevi i coglioni. Ci sono ciclisti, podisti, persone che vogliono fare il brunch e soprattuto sta per iniziare la santa messa. Scendendo dai colli Bolognesi – già il famoso clichè dei colli Bolognesi – attraversando il quartiere Costa Saragozza e arrivando nel centro storico, ormai fortunatamente chiuso al traffico, ci rendiamo conto che di tutte le cose che abbiamo ascoltato e che magari progettiamo di fare in un futuro prossimo, il tempo sarà l’unico fattore che non potrà più essere riscattato da nessuno di noi. Ma il tempo è uno dei rari esempi di equità sociale e morale, non importa realmente – cosa fai – dove sei – chi sei – perchè lo fai – bensì per quanto lo fai. Per quanto ci ricorderemo di essere stati bambini? Per quanto abbiamo scelto di condividere la nostra vita con certe persone? Per quanto abbiamo bevuto? Per quanto tempo saremo considerati una generazione fragile e mediocre? Per quanto tempo insomma è durata questa discesa verso la città dopo una due giorni, che avrà sicuramente i suoi miglioramenti da fare, ma è stato davvero un piacere? E infine, per quanto tempo deve andare ancora avanti questo lungo e prolisso reportage che non metterà d’accordo nessuno e fortunatamente renderà tutti scontenti?

Baseball Gregg

Grazie a Nastro Azzurro, Estragon Club, Freakout Club, Bottega con giardino, BPM Concerti, gli artisti che hanno scelto di partecipare con i loro management, etichette discografiche e booking. Ci vediamo in giro, non si sa quando, ma speriamo che sia ancora per molto tempo. Ai nostri 10 anni con voi, stronzi.


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