Bologna suona ancora.

09 Febbraio 2017,   By ,   0 Comments

Ricercare, osservare, ascoltare, sostenere. Questi sembrano i principi fondamentali su cui è fondato quel sottosuolo musicale Bolognese in grado di rapire tutti gli addetti ai lavori e creare una coscienza nel movimento di persone che si mette in gioco a servizio di un percorso che potrà, un giorno, portare i suoi frutti ma in realtà non è così indispensabile. 

Saper fare collettivo nel 2017 può essere soprattutto un’esigenza naturale eppure Pro Evolution Joint ha un messaggio spontaneo e per niente costruito; un gruppo di persone che è riuscito a fare squadra senza bisogno di forzare la mano o per logiche studiate a tavolino. Hanno appena rilasciato un disco che arriva “direttamente dal futuro ma ormai è già un classicone” e alla fine, sanno essere new old school. Scusate se è poco.

Chi proviene da un background puramente da club ma sta evolvendo i propri suoni in spazi più black, con una propensione alla musica dal vivo sono i ragazzi di Homequest. Passano le giornate a comprare dischi, sviluppare immagini e suoni, per un lavoro di ricerca chirurgico. Saliamo sul carro prima che sia troppo tardi.

Nas1 sono uno dei prodotti locali preferito dalle altre città; produzione dopo produzione stanno cogliendo riscontro da critica e pubblico. Forse sono già in orbita o almeno poco ci manca.

Nell’epoca digitale dove sono le macchine a farla da padrone e pure la musica suonata diventa un prodotto realizzato al discount, i Batièn rimangono un grande baluardo cittadino per un genere, quello emo-core, che ha pure molto fascino sui social network. Che bellezza.

L’underground è uno spazio per tutti, ma non da tutti. MARMO è un viaggio in direzioni techno che non dimentica le origini anzi, sembra volersi portare dietro tutto il passato per farlo esplodere in danze selvagge.

L’universo poetico-demenziale poi è tornato vivo come non mai. Lardo ai Giovani da quasi due anni ha creato una vera e propria factory di artisti grazie ad eventi che hanno ottenuto sempre più successo in giro per la città. Non sembrano volersi fermare anzi, presto secondo me si riprendono tutto quello che è già stato loro.

Il pop-punk vive di alti e bassi da quasi sempre. Prende il volo, poi si eclissa ma riesce sempre a mantenere un certo numero di affezionati purtroppo sempre superiore agli artisti, ormai in pochi, che restano fedeli alla linea. In questo contesto si muovono i Maybe, forse i più autentici di tutti, sicuramente coerenti.

Dopo l’hardcore, c’è il post hardcore. Dopo il post hardcore ancora non è dato sapere. Sicuramente ci sono gli Action Dead Mouse, che ormai sono istituzione cittadina per gli amanti del genere e poi secondo me sono future hardcore dai.

Meandri funk + chitarre maestose + suoni decisi = Tubax = band senza tempo.

Sviluppatosi nella mura di queste città, il progetto dei Quai Du Noise partendo da un mondo più elettronico, decisamente più alto come comprensione e raffinatezza, sta trovando una chiave muscolare pur mantenendo fede alle proprie fondamenta. Per me spaccano.

 

Tanti ancora ne mancano, tanti arriveranno. Qualcuno deciderà pure di sciogliersi per guardare altrove, di fondo però qui, tra le vie di una città ben poco spensierata e con i problemi che possono riguardare tutti ma anche nessuno, si vive, respira e cerca sempre di affacciarsi oltre il proprio naso. L’importante però è che si suoni, suoni ancora. Sempre.

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