Ho capito che Alessandra Amoroso non è poi così male

12 marzo 2018,   By ,   0 Comments

Come sia cambiato il mondo della musica Italiana non sarò certo io a spiegarlo con accurate analisi antropologiche e/o statistiche. Però è sotto l’occhio di tutti. Prima si ascoltava Alex Baroni (ammetto che mi ha sempre fatto cacare) oggi Calcutta e Coez. Il successo di questo movimento ha portato un sacco di benefici a chi, come noi, lavora nell’universo musicale ad ogni latitudine: dischi e magliette venduti ai concerti, serate tutto sommato popolate per la musica dal vivo. Bello tutto, applausi. Anche se ho sempre avuto il dubbio che la musica in qualche modo sia più genuina del pubblico che la fruisce e forse,giustamente direte “sticazzi del solito integralista”. Quindi prendo e incasso, avete ragione. Si popolano i gruppi facebook dove crescono piccole massonerie e spotify diventa uno strumento imprescindibile per ogni artista che vuole far questo di lavoro. Solo che spotify costa e molti non vogliono pagarlo. Seguono applicazioni per eludere la versione premium e i soliti meme del cazzo che non fanno ridere, quando queste vengono bloccate. Si genera un dibattito al ribasso che vede protagonisti ragione e torto come bene o male, solo che fra retorica e meme, io pagando spotify vorrei solo farmi esplodere giusto per non pagarlo più. Perchè in questa disputa sarebbe meglio tacere e attuare tre principi fondamentali, a vostra scelta: ascoltare Alessandra Amoroso, continuare a sostenere la pirateria, pagare l’abbonamento senza dire nulla. Le soluzioni poi sono semplici, senza bisogno di condividerlo o scriverci articoli come questo; quello che mi stupisce è che Alessandra Amoroso canta davvero bene però ai concerti ci va sempre meno gente ma tutto sommato, secondo i dati statistici – che sembrano in possesso di tutti eh – pagano l’abbonamento spotify per ascoltarsi la playlist indieitalia senza pubblicità? Io credo di sì. Come se un certo tipo di pubblico, nonostante possa esser snobbato e bistrattato da noi, artisti o appassionati, in fondo sia molto più nobile di qualche polemichetta per ascoltarsi l’ultimo disco di Galeffi. Alla fine, oltre il contenuto e il contesto, in questo ambiente fatto di prodotti vivi, contano le persone e speriamo semplicemente di non farci influenzare così tanto da questa cosa. Ma nemmeno scordiamocelo sia chiaro.


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