I 40 anni del Disco D’Oro

17 novembre 2016,   By ,   0 Comments

Di solito è Sabato pomeriggio. Quasi sempre diventa buio molto presto. In testa – ma soprattutto sulle gambe – c’è ancora tutta la settimana appena trascorsa e nel fine settimana è doveroso condensare tutti i piaceri della propria vita, terrena e non solo. Nel fine settimana bisogna viziarsi sempre o almeno così cerchiamo di vederla dopo le 18.00 di un Venerdì sera qualunque, prima di passare a un livello diverso nelle nostre vite. Eccesso e/o riposo, non è importante il valore personale di questo livello, ma nella maggior parte dei casi è la prospettiva che cambia uscendo da una routine quotidiana utile a non concederci distrazioni e non diventare vittime di noi stessi. Per una routine che salva e conserva la propria persona, c’è anche quella del Sabato pomeriggio passato al Disco D’Oro di Bologna. In Via Galliera, non troppo lontano dalla stazione e non troppo lontano da Piazza Maggiore. A metà fra il centro universitario e i mezzi in grado di portarti nella prima periferia. Non entri ancora dentro che l’evasione inizia e il palpito aumenta, magari per alcuni diminuisce. Colore rosso, luci accese e dischi esposti come se fossero un museo progressista. Persone di ogni età/sesso/etnia toccano oggetti prodotti da altre persone, che dietro nascondono chissà quale storia o collaborazione e poi nella maggior parte dei casi sostengono un movimento che ormai non può considerarsi lontano dalla grande distribuzioni ma nasconde ancora una resistenza culturale ben consapevole in chi, non solo in questo Sabato pomeriggio, ma durante tutti i giorni acquista un oggetto del genere, in un posto del genere. L’evasione del Sabato, quella dove ci sono un sacco di persone e con loro questi pensieri che si assottigliano nella ricerca di un qualcosa che possa far passare un momento migliore della propria giornata. La particolarità principale che stupisce, soprattutto questo Sabato pomeriggio è che fuori farà ovviamente buio eppure la vastità di generi presenti all’interno del negozio non può lasciarti insoddisfatto. I dettagli della ricerca sono più importanti della ricerca stessa e in un religioso silenzio con un sottofondo musicale all’avanguardia (che in pochi si azzardano a chiedere di cosa si tratta) le persone continuano la loro evasione, si viziano ed escono soddisfatti da questo luogo. Io al Sabato pomeriggio, quando fuori fa ormai buio, spengo un momento il cervello, ripenso a quando 10 anni fa mia Mamma mi lasciava 20€ per comprarmi dei pantaloni, andavo in un negozio poco fuori dal centro, rubavo i pantaloni per acquistare una maglietta da intimo e poi mi fiondavo al Disco D’Oro per acquistare il disco del momento con il resto dei soldi. In seguito ho imparato a rendere questo momento ancora più unico perchè oltre i vizi e l’evasione che rappresenta sempre l’acquisto di un disco non possiamo scordarci l’importanza delle storie che ci sono dietro a un oggetto del genere. Sudore, fatica, grafici, distribuzione, etichetta, ufficio stampa. Quanti mondi si incontrano in un disco o vinile che sia? Quante storie vengono forgiate della propria esperienza quando quel disco, ultimo esemplare rimasto viene accarezzato da una persona che non sei te? Quanto spirito di evasione? Quanta lussuria? In mezzo al mare di persone del Sabato pomeriggio quando fuori fa buio, ripenso alle mattine in cui si faceva fuga (sega per i non Bolognesi forse) da scuola per correre a scovare vinili a 1€ solo per il desiderio di possedere qualcosa che gli altri non potranno mai avere. Solo per evadere e viziarsi. Perchè evadere e viziarsi deve essere un principio fondamentale di una società chiusa dentro casa, nella propria comoda routine fatta di gentilezze, sorrisi spenti e cervelli tesi. Che in fondo quanto può emozionarti un disco? Quanto può rendere imprevedibile il momento che stai vivendo? Ma soprattutto, quante storie può raccontare dentro ad altre storie che non puoi conoscere? È la rete di persone, che in questo Sabato pomeriggio, quando fuori fa buio, rende tutto così semplice e davvero sincero un luogo del genere. Dall’altra parte della sala un gruppo di ragazzini sta cercando un vecchio disco di un rapper Italiano prima che facesse tanti soldi, forse anche loro hanno rubato qualcosa dal portafoglio di mamma o semplicemente hanno risparmiato sulle sigarette. Forse però ancora sono inconsapevoli di tutto quello che c’è dietro la composizione di un disco, eppure nella loro spontaneità richiedono e con silenzio religioso acquistano. Poi escono. Io mi metto ad ascoltare qualche canzone straniera poi osservo un produttore locale piuttosto famoso prendere spunto dalla ricerca maniacale che sta tenendo e rubo qualche titolo. Alla fine anche questa è una storia poichè condivisa e portata in una dimensione diversa, molto personale e indubbiamente ultimo baluardo di una resistenza culturale che non sa essere conservatrice ma guarda sempre avanti come la musica, come lo spirito che c’è dietro o semplicemente come questo Sabato dopo le 18.00, dove fuori, una volta acquistato quello che mi ha fatto evadere e tolto un vizio, non fa mica così buio. Anzi. Auguri al Disco D’Oro di Bologna capace di ridare luce, con esperienza, senza il bisogno di mantenerci nella nostra routine.

 


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