Come te lo racconto un movimento di persone, che oltre le antipatie, i gusti personali e qualche invidia riesce ad influenzarsi e captare quel tanto che basta per esportare un suono, una città fuori dalle mura amiche? Così sembra un bel po’ retorica, col finale a lieto fine che fa incazzare quei 4 intellettuali e rende gioia ai lettori meno consapevoli. Eppure Bologna e la sua scena musicale, sono questa roba qui: una storia positiva con un finale che fa storcere il naso a tutti. Guerre fra locali ma fino a un certo punto, guerre fra negozi di dischi ma fino a un certo punto e guerre fra progetti musicali ma fino a un certo punto. Noi all’epoca creammo una web radio, poi qualcuno creò una web radio, nelle radio fm non ci cacava nessuno perchè eravamo troppo. Troppo piccoli, troppo inesperti, troppo di destra (?), troppo brutti, troppo poco intelligenti. Vabbè eppure come te la raccontiamo la #scenaBolognese? Ancora con questa retorica provinciale del vogliamoci bene e vinceremo insieme? No magari questo no. Magari non sappiamo spiegartela. Vabbé facciamo che piazziamo una gallery di cover dei dischi, senza spiegare nulla, quasi come se fosse un teaser sui recenti dischi usciti da progetti Bolognesi che hanno avuto un significato, nella maggior parte delle persone. Poi qualcuno condividerà, dischirotti (che racconta le copertine) forse si incazzerà, noi intanto facciamo così. Tanto a Bologna ci lamentiamo, non va mai bene niente. Eppure, eppure.

Di cosa abbiamo bisogno per fare un festival?

La scorsa settimana abbiamo lanciato un piccolo manifesto/appello alla cittadinanza ma soprattutto a tutti gli operatori del mondo culturale Bolognese per la realizzazione di un possibile festival musicale in città. Come detto nel precedente scritto, il nostro telefono ha squillato e noi siamo molto contenti, inoltre abbiamo trovato un paio di intermediari importanti, doverosi e professionali a cui rivolgerci per mettere in piedi questa lucida follia. Per prima cosa, non vogliamo ripetere gli errori dell’anno scorso ovvero lanciare prima l’iniziativa della sua stesura pratica, errori di profondo buon senso dato che all’inizio la campagna virale era partita per gioco, in modo da stimolare l’interesse delle persone sperando di avere un riscontro dalle istituzioni; il secondo punto è quello di essere chiari e trasparenti con chi legge, d’altronde è una questione che riguarda tutti. Iniziative del genere si concretizzano solamente se c’è una scelta adeguata da un punto di vista artistico, se economicamente nessuno si fa male e quindi, se c’è un pubblico divertito oltre a un personale soddisfatto del proprio lavoro (cosa non così scontata). Siamo noi i primi volontari ma nessuno deve esserlo per forza, tutti sono tasselli importanti in un mosaico così complicato più da un punto di vista ideologico (no, con quello non ci collaboro, no con quello perchè bla bla bla) più che dall’aspetto realizzativo. 

Facciamo un festival musicale a Bologna

In qualche modo circa 1 anno fa noi ci abbiamo provato. Io mi ricordo quando lanciammo quasi per scherzo, ma con la consapevolezza di voler attirare interesse, il #BOACHELLA. In rete c’è stato un grande riscontro e in poche settimane da semplici operatori nel mondo della cultura cittadina, impegnati in studio o altri lavori ci siamo ritrovati al tavolo con sponsor, istituzioni e artisti con cui non pensavamo mai di poter lavorare. I tempi erano stretti, Bologna andava sotto elezioni comunicali e lo spazio di manovra era troppo risicato, per questo non c’è stato il coinvolgimento da parte degli utenti e quindi, piuttosto che realizzare qualcosa di cui non eravamo convinti è stato più saggio lasciar correre del tempo. Ora è Natale, il nostro telefono ha squillato nuovamente e certe persone non si sono dimenticate della nostra pazza idea. Per realizzarla però non ci vogliono compromessi ma aiuto, condivisione e unità di intenti. Mica poco in una città come la nostra, dove ognuno ha il proprio orto e in fondo va bene così fino a quando nessuno ti viene a disturbare. Siamo i più giovani nel settore, forse i più arroganti, non i migliori ma tra i più curiosi. Per questo il progetto è ancora lì, chiuso in un documento PDF di non sappiamo neanche noi quante pagine, con gli sponsor che aspettano, aspettano, aspettano e le istituzioni coinvolte nell’aiutarci. Il telefono ha squillato appunto e sotto Natale diventiamo tutti più buoni però farlo solo con le nostre forze e quelle di chi ha voglia di seguirci non è possibile.

Ogni settimana in città a Bologna si possono trovare 10/15 concerti dal vivo di ogni genere, per artisti da ogni parte d’Italia, più o meno grossi, più o meno giovani, più o meno dispendiosi. Realizzare una tre giorni selezionando il meglio, in base al budget, con una rete di locali coinvolti può sembrare un compromesso eppure se tutti mettessero un 10% delle proprie conoscenze, tre giorni si realizzerebbero con cura, non facilmente, ma si arriverebbe all’obiettivo. Questo non è un articolo di denuncia anzi, è un modo per spronare tutti a essere consapevoli della buona occasione ma soprattutto dello spazio che c’è per realizzare tutto ciò. Ormai ogni città sta facendo crescere il proprio appuntamento con la musica dal vivo, noi no. I più attenti analisti di questo scritto mi citeranno il roBOt festival e personalmente auguro lunga vita a quella manifestazione musicale però vorrei avere un campo di gioco più ampio dove anche roBOt festival potrebbe farne parte. Inutile raccontare le references o gli esempi che si potrebbero seguire di altri posti dove tutto sommato queste iniziative funzionano, piuttosto oltre a valorizzare i contenuti locali si potrebbe partire con qualcosa in formato ridotto, arrivando piano piano a uccidere il padre.

Uno dei problemi fondamentali della città di Bologna, non è solo la suddivisione tra cultura di serie A e cultura di serie B che in molti (compresi noi può essere) adottano nel giudicare le manifestazioni, ma questa continua ricerca dell’esaltazione di una storicità ormai passata. Non ho nulla contro i mostri sacri della musica di qualche tempo che sono cresciuti qui e hanno i loro aneddoti in giro per le osterie, lungo le vie e persino sui muri però sono stanco di continuare a rincorrere quel passato per non fare nulla nel presente e sperando che in futuro ci sia qualcosa. Troppo vaga è la narrazione dei grandi intellettuali sulla situazione del presente e cinica è verso il futuro, quasi a sentir sempre dire che in passato andava tutto meglio e questo posto non tornerà più quello di una volta. Non sono amante del buon senso, non sono una persona positiva e guardandomi attorno non posso sicuramente essere felice della situazione però restare a bocca asciutta ogni volta che il tempo passa mi sembra di buttare via delle energie, forse della passione. Un passo avanti tutti, sono un movimento forte che sicuramente verrà ascoltato, perchè le istituzioni non possono sempre essere gli antagonisti di questa storia altrimenti purtroppo, non si fa alcun tipo di rivoluzione. Noi ci proveremo da oggi fino a Febbraio. Ci prendiamo un mese di tempo per trovare un luogo, tre giorni con due palchi. Sarebbe bello farlo a ingresso gratuito, sarebbe bello farlo all’aperto e perchè no cercare di riqualificare zone che vengono sempre bistrattate dai media e dai noi stessi. La nostra idea è la zona universitaria, abbiamo sempre presentato questa follia nel seguente modo e abbiamo fatto delle verifiche territoriali importanti. Noi da soli però non riusciamo, perchè il bisogno di professionalità in un contesto del genere è davvero importante, quindi come al solito restiamo alla finestra e aspettiamo. Il telefono squilla, speriamo di ricevere la vostra chiamata, poi chiaramente le persone, forse i volontari e l’entusiasmo quello vi assicuriamo non mancherà.

Uccidiamo il padre tutti insieme? 

la nostra mail è questa: info@collettivohmcf.com


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