C’è del movimento qui

Non è necessario farsi pagare per pubblicare dischi, vendere servizi di ufficio stampa fittizi, dare posizioni e piazzamenti in playlist a botte di ricariche PayPal e stringere mani nei peggiori bar della città dove l’industria musicale vive (ovvero Milano). No dai, non è necessario tutto questo. C’è del movimento invisibile, che però fa grande rumore e nell’epoca del tracollo nella corsa ai numeri, ai risultati e ai fottuti responsi, ci sembra il minimo non solo smettere di parlare male del prossimo in questo settore, ma far vedere chi coltiva determinati contenuti dal basso, senza bandi necessari per sopravvivere grazie a corsi di formazioni inventati con professionisti del settore che se la raccontano su quanto sono stati bravi negli ultimi anni. Le cose accadono fuori, per strada, nei bar più terrificanti di provincia e nei club dove l’ingresso non ti costa per forza 9 birre medie. Poi c’è tutto un gioco del self-made che torna alla carica, come negli anni 10, come i tempi dove non esistevano i social network e contarsi era veramente impossibile. O meglio contarsi, serviva solamente per conoscersi e quindi, giudicate voi la differenza.

Rapida carrellata di realtà indipendenti che muovono cose all’interno di città, passando anche per il gustoso internet, magari lontani dalle classifiche, ma sicuramente da scoprire. Oltre il buio a un certo punto c’è una luce, non spegnetela, andate a sostenere. Conviene a tutti. Fidatevi.

Un articolo che piace molto agli addetti ai lavori

E alla fine venne il giorno. Questo è quel tipo di contenuto che resta lì nel mare d’internet e invecchierà benissimo. Lo farà perchè abbiamo indicizzato i nomi degli artisti così tra qualche tempo raccoglieremo i frutti dei miliardi di seguaci che avranno ai loro concerti e/o nelle loro attività digitali (magari diventeranno tutti potentissimi youtuber di candid camera o cose così). Di base, nelle ultime settimane avevamo letto che ci sarà una specie di algoritmo per trovare la nuova popstar, quindi sostanzialmente tutto il lavoro di ricerca e crescita di un progetto musicale non ha più senso d’esistere. Un buon modo questo, così come altre cose divertenti che accadono intorno a noi, per ribadire come sempre alcuni concetti chiari di chi fa questo lavoro o vive la musica con estrema trasparenza: i progetti non si esauriscono con le release e le playlist del Venerdì sera + non deve fregare un cazzo a nessuno dei numeri + lasciamo crescere i progetti in maniera organica + non comprate playlist per i vostri brani + non fatevi fregare da etichette discografiche o management che forniscono servizi (che non esistono). Insomma noi siamo fatti così, siamo nati stronzi e questo lavoro che andrebbe retribuito un sacco di soldi dalle multinazionali ve lo forniamo gratuitamente. Così tu che stai leggendo puoi mettere sotto contratto questi progetti indipendenti (o con realtà indipendenti) e fare l’offerta giusta, nel momento giusto. Magari in cambio ti chiediamo una condivisione, un grazie, un complimenti, un sticazzi. Ci piace il concetto di bootleg legato all’arte, forse, dopo questo regalo, torneremo a lavorarci sopra perchè potrebbe essere una via d’uscita dai problemi di questo sistema/mondo/mercato, chiamatelo come cazzo vi pare. Mettete le cuffie, buon ascolto.

ps: se cliccate sul nome andate subito su instagram così fate prima 🙂


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