Stèv – BORAZZO CVLT#11

Affascinanti mondi di un territorio lontano, Stèv (che per noi è Stefano) ha viaggiato molto nella sua vita, ma non è una questione di aerei o alberghi in chissà quale paese ma si tratta di coraggio continuo e di scelte non scontate. Sofisticato chirurgo del suono, preciso musicista, grande talento e per fortuna ancora, deve trovare il suo posto nell’universo.

IL BORAZZO CVLT PREVEDE CHE OGNI ARTISTA SI METTA IN CONSOLLE E FACCIA GIRARE 30 MINUTI DI MUSICA IN PODCAST DA ASCOLTARE QUI SOTTO, ED È SOLAMENTE UNA QUESTIONE DI BUON GUSTO.

Stefano is a multi-instrumentalist and producer, with a sound engineering background: he delves deep into the world of sound, intrigued not only by melodies and harmonies but also by its manipulation, constantly working his craft around many shades of modern composition and fresh sonorities while embracing synthesis and computer programming. His live show is a dense performance based on sound processing and on-the-fly rearrangement of studio material, fitting club DJ booths, stages and even theaters.

††MEGADROP†† – si respira su bandcamp

Come sempre di Venerdì le nuove uscite discografiche e le mega playlist da scalare per raggiungere il successo degli stream. Vabbè ok, stronzate. Qui invece, dopo una ricerca ossessiva siamo tornati al 2010 – come facciamo da qualche mese – e quindi siamo volati a provare la nuova user experience di bandcamp che resta tutt’ora la piattaforma preferita dai progetti musicali perché permette sia di vendere musica e merchandising direttamente al fruitore, ma soprattutto detiene una fortissima cerchia di appassionati e addetti ai lavori, attenti a sostenere gli artisti veramente indipendenti e i movimenti culturali creati dal basso. Se su SoundCloud – come abbiamo studiato con il primo approfondimento di ††MEGADROP†† – vale più o meno tutto a livello di pubblicazione, qui invece il livello qualitativo si alza decisamente e la newsletter settimanale pubblicata dal portale stesso lo testimonia. Noi abbiamo deciso di raccogliere un pò di materiale interessante rilasciato nell’ultimo periodo, made in Italy ma non solo, notando che anche Gianni Agnelli dalla sua camera ha fatto la sua personalissima wishlist sul portale (funzione veramente ok).


Qui dentro troverete un progetto veramente interessato realizzato da Museek x il Moninga Festival che ci porta in un altro/alto spazio sonoro, qualche nuovo meraviglioso progetto della triade – WWNBB – To Lose La Track – V4V (che pezzone) e poi ambiziosi sentieri. musicali con Il quadro di Troisi di cui siamo già innamorati, il nostro amico Stèv che speriamo di vedere presto a lavorare per il cinema di alto livello e molto altro. Rap, post soul, elettronica e persino dei cantautori Italiani nuovi, crudi, reali, mica figurine. C’è un mondo qui che si muove, respira e soprattutto fa respirare, perchè ogni Venerdì ormai c’è una bulimia musicale che toglie ogni tipo d’entusiasmo. Mettete le cuffie, respirate anche voi su bandcamp.


††MEGADROP†† è un nuovo percorso che abbiamo creato con la naturale esigenza di condividere e ascoltare nuove proposte, la copertina è di @nonseguirminoncapisci, se avete voglia, proponeteci le vostre canzoni su info@collettivohmcf.com la pubblicazione è gratuita, non chiediamo soldi e non vendiamo un cazzo di niente. Fate voi, respirate un pò qui con noi.
Che fine ha fatto la scena musicale elettronica Italiana?

Non è facile scrivere di musica. Penso sia davvero più difficile di tanti altri esercizi. Però ci proviamo, sperando di non annoiare il lettore, anche perché in poche righe bisogna farsi le domande giuste e provare a dare qualche risposta.  Qualche anno fa ho scoperto che la musica non si fermava agli strumenti suonati col sudore nelle sale prove. Mi avvicinai a tutto un movimento, che non era prettamente club ma restava nel limbo fra ascolto/ballo – live/dj set. All’inizio in molti vendevano tutto questo come live set e si piazzavano in festival o serate in orari non proprio centrali. Synth, computer, consolle e con il passare del tempo anche strumenti musicali e band vere e proprie. L’idea di questa scena musicale stava prendendo sempre più pubblico locale dopo locale; io nel mio piccolo mi impegnavo per portare nella mia città questi artisti che su internet iniziavano ad essere approcciati da piccole etichette e webzine. Si stampavano dischi, poster, merchandising e così via. Serata dopo serata il pubblico cresceva e si era creato quello spirito veramente indipendente reale, dove il contenitore era più importante del protagonista. “Oggi andiamo lì che suona qualcuno di fico” si diceva a Bologna, come in altre città e locali. Non stiamo parlando della nevrosi da sold-out contemporanea, ma quelle 150-200 persone si muovevano sempre e lo facevano per curiosità e perchè no, per moda. Questa nuova scena elettronica sembrava aver dato una nuova linfa a tutto il sistema musicale, magari non alle grandi major, ma a chi, con totale indipendenza, portava avanti certe idee.

Godblesscomputers è sicuramente uno dei primi amori musicali e con il tempo ha affinato non poco la sua idea di live, lavorando dettaglio dopo dettaglio, in una crescita organica e graduale. Poi la White Forest Records era la fucina della New Wave Italiana per eccellenza, ogni disco, traccia o compilation aveva sempre qualcosa di interessante da ascoltare e guardare per il modo in cui venivano comunicate le release. Go Dugong faceva del suo live un vero e proprio show, chiamarlo a suonare non era solamente un piacere, ma un grande spettacolo. I più introversi e sensibili Stèv e Yakamoto Kotzuga sapevano trovare delle chiavi difficilmente spiegabili nel modo in cui sanno approcciarsi alla musica. E poi tanti altri come Bienoise, Machweo e Lamusa per citarne alcuni, perfezionisti ed emotivi nel produrre. Senza dimenticare tutto quello che veniva partorito da una città come Bologna, After Crash, Apes on Tapes, Osc2x e molti altri. Insomma ho scritto i primi nomi qua sopra, forse con ingenuità e in modo personale, ma questo non è il tema principale.

Molti hanno deciso di provare la strada in Italiano, altri mantengono il loro profilo e alcuni sono diventati produttori per artisti di vario genere. Insomma quella fucina immensa di new wave, ha dato una spinta moderna non indifferente al boom attuale dei live club, spesso obbligati a riempire per non soffrire economicamente l’eccesso di spese. Sembrava il minimo prendersi qualche momento per fare questa riflessione, visto che spesso ho usato il passato citando tutto questo movimento, non perché sia morto ma sicuramente non ha avuto quello che si meritava. Non solo a livello economico ma soprattutto percettivo, poi è risaputo e banale a dirsi, ma tutto è ciclico ok, però non si sa se capiteranno ancora protagonisti del genere. Un genere che ci piace chiamare it new wave, che qui sotto abbiamo provato a farlo suonare così, dove sicuramente manca qualcuno ma soprattutto è stata una grande palestra per chi produce dischi, concerti e vive con curiosità il concetto di auto produzione e indipendenza musicale.


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