Un disco per cui vale la pena scrivere giusto quattro righe

19 marzo 2018,   By ,   0 Comments

Ho comprato il vinile dei Superorganism perchè ascoltando le 10 tracce che compongono l’omonimo album, qualcosa mi ha fatto scattare l’orgoglio dell’acquisto fisico che varrà qualcosa nel tempo. Anche semplicemente per dire “io c’ero” ma soprattutto per ammettere che gli hispter ancora non sono morti, anche se questo universo post radical chic, post chitarrine, post indiesfiga contaminato dal web lol, dal mondo hip hop e con una front girl nata nel 2000 rende, rendono la contestualizzazione del fenomeno difficile. Immagino i critici musicali utilizzare termini sparsi come “novità”“freschezza”“post qualcosa” – e più in generale provare un certo piacere nello spingere questo fenomeno, non facile da spiegare, ma attuale, moderno e addirittura senza limiti. In termini non tecnici e nemmeno sociali, questo è un disco spensierato ma strutturato da un punto di vista musicale e capace di unire diverse sensibilità dietro a questo collettivo Londinese, ultimi baluardi della scena indie pop che hanno reso il trend dell’universo “dream” una specie di dormiveglia. Come se non ci stessimo facendo una vera dormita, ma fossimo ancora svegli, rilassati ma leggermente inconsapevoli. Io sono qui che aspetto di partecipare a un loro video, però ancora non mi hanno contattato. Peccato, però bravi e applausi.


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